Tempo di lettura: 4 minuti

L’uscita della sanità campana dal piano di rientro è stata salutata come una svolta storica. Sedici anni dopo l’avvio del commissariamento, con alle spalle un disavanzo di circa dieci miliardi di euro, il ritorno alla gestione ordinaria è stato accompagnato da toni trionfalistici. Ma dietro i proclami, osserva Nicola Boccalone, presidente dell’associazione Benevento Domani, resta una realtà ben diversa: quella di un sistema che continua a mostrare criticità profonde, a partire dai servizi ai cittadini.

Le liste d’attesa non si accorciano, i pronto soccorso restano in affanno e il pieno rispetto dei Livelli essenziali di assistenza appare ancora lontano. A preoccupare, sottolinea Boccalone, è soprattutto il ritardo nella costruzione della sanità territoriale. I dati AGENAS aggiornati a dicembre 2025 parlano chiaro: delle 172 Case di Comunità previste in Campania ne sono operative soltanto 39, mentre su 51 Ospedali di Comunità ne risulta funzionante appena uno, peraltro al 50 per cento delle sue capacità.

Numeri che, secondo l’analisi, smentiscono la narrazione di una sanità finalmente fuori dall’emergenza e mettono in evidenza il divario con altre realtà del Paese come Veneto ed Emilia-Romagna. Un ritardo ancora più evidente se si considera che le risorse erano state assegnate già nel 2022.

Nel Sannio, osserva Boccalone, il quadro appare persino aggravato dall’indebolimento del dibattito istituzionale attorno ai presidi territoriali. Il riferimento è soprattutto a Sant’Agata de’ Goti e Cerreto Sannita, territori che continuano a vivere una condizione di sofferenza sanitaria. Emblematico il caso dell’ospedale di Sant’Agata, per il quale il Decreto 41 del 2019 prevedeva un presidio significativo con pronto soccorso operativo h24, mentre oggi — denuncia — il servizio funziona “con gli orari di un ufficio postale”.

Una situazione che, a suo giudizio, non può essere ricondotta alla mancanza di fondi. “Le risorse ci sono”, è il punto centrale della riflessione. La sanità pubblica sannita vale circa 700 milioni di euro, ma la resa del sistema appare distante dalle potenzialità. A pesare, sostiene Boccalone, non è l’assenza di finanziamenti, bensì la carenza di programmazione, coordinamento e controllo.

Da qui la richiesta di una pianificazione realmente condivisa tra Asl e Azienda ospedaliera San Pio, capace di armonizzare budget, investimenti e obiettivi, coinvolgendo il territorio nelle scelte strategiche.

Nel ragionamento del presidente di Benevento Domani c’è poi un passaggio politico preciso: l’uscita dal piano di rientro, sostiene, non può bastare se i cittadini continuano a pagare una pressione fiscale ai massimi livelli senza ricevere servizi adeguati. Un paradosso che si riflette anche nella mobilità sanitaria passiva, con circa 300 milioni di euro che ogni anno i campani spendono per curarsi fuori regione.

Ma il nodo vero, per Boccalone, è il sistema dei controlli. Ed è qui che si concentra l’affondo più netto. Dalla soppressione di Arsan, voluta agli inizi della stagione di governo regionale di Vincenzo De Luca, fino all’attuale assetto di vigilanza, il giudizio è severo: il modello ha fallito.

“Il riallineamento tra programmi e obiettivi passa dal sistema dei controlli”, sostiene, indicando in controllo di gestione, organismi di valutazione, collegi sindacali e organismi esterni i perni di una rete che andrebbe rilanciata per intercettare tempestivamente disfunzioni e inefficienze.

Un appello che si rivolge anche all’attuale governance regionale e al presidente della Regione Roberto Fico, che ha trattenuto per sé le deleghe alla Sanità, al Bilancio e ai Fondi europei e nazionali. Sul tavolo, secondo Boccalone, non c’è solo la richiesta di servizi più efficienti, ma anche quella di una riduzione della pressione fiscale regionale.

Perché, conclude, la vera sfida tra territori non si misura sui proclami, ma sulla qualità concreta dei servizi pubblici. E in sanità, oggi, la partita resta ancora tutta da giocare.