Un evento nato con uno spirito preciso e con uno scopo nobile che rischia di saltare perchè, come spesso accade, il limite viene superato e le cose subiscono trasformazioni, il più delle volte prendendo una piega deprecabile.
Lo striscione apparso di fronte al Liceo Rummo non rappresenta la goliardata di un gruppo, figlia di un antico confronto tra scuole a Benevento, quello tra Classico e Scientifico.
E’ uno schiaffo a un’idea, alla memoria, alla cultura, al ricordo di una persona che non c’è, la professoressa Rita Severino, che tutto ha insegnato ai propri studenti meno che promuovere omofobia e volgarità sparse.
Doveva essere un confronto, sportivo certo, con tutto il carico che ne consegue e per certi versi ci sta pure, ma travalicare il limite del buongusto, trasformata la goliardata in colpa.
Ed è una colpa sulla quale non si può fare silenzio, non si deve, perchè nasce da queste nuove generazioni che dicono di avere grandi valori ma alla fine fanno poco per dimostrarlo. E quando lo fanno, gli viene male.
Scrivere una frase come quella apparsa sullo striscione, è il chiaro segnale del non rendersi
conto della gravità, del colpire non solo gli studenti e le studentesse del Classico, ma tante persone, etichettate nel modo più becero possibile. Perchè è l’accezione che si dà che pesa, perchè si utilizza l’omosessualità come scherno nei confronti dell’avversario, come se fosse una colpa o un’etichetta. Così come associare le studentesse a prostitute è di una gravità assoluta.
Non si parla più di incapacità nel gioco, di un Liceo meglio dell’altro, non si dà sfogo all’ingegno per trovare la rima più divertente, anche come sfottò ovviamente. Stavolta no, l’avversario va denigrato dandogli dell’omosessuale o prostituta.
Una caduta senza fine per una generazione che non ha saputo cogliere i valori della professoressa Severino, li ha infangati e presi a calci e che, come premio, adesso rischia di
far sparire un evento che era diventato un appuntamento fisso nel periodo natalizio.
Meno male che non si deve fare di un’erba un fascio, c’è una porzione, anche bella grossa, di studenti che hanno preso le distanze con l’intenzione di togliere lo striscione. Il minimo, ma ormai il danno è fatto.
Se si voleva pensare che ci si affidava alle future generazioni, beh, conviene aspettare un attimo. Non c’è cultura, non c’è preparazione, c’è solo la peggiore specie di emulazione.




















