Sei anni ad Antonio Ianaro, otto anni e 20 giorni a Donato D’Agostino, otto anni a testa a Osvaldo Masone e Nicolò Palermo. È la decisione del gup Roberto Nuzzo al termine del rito abbreviato per il pestaggio di Gaetano Cusano, il 17enne di Tocco Caudio aggredito nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 2025 all’esterno della discoteca Xuè di Montesarchio.
La notte dell’aggressione
L’allarme scatta alle 3.25 del 5 ottobre. Davanti al locale di via Cirignano arrivano i carabinieri e i soccorritori del 118: Gaetano Cusano, 17 anni, originario di Tocco Caudio e residente a Vitulano, è a terra in condizioni gravissime. Viene trasportato all’ospedale San Pio di Benevento, dove sarà sottoposto a due interventi neurochirurgici. La prognosi riservata verrà sciolta il 9 novembre. Dopo il ricovero, il ragazzo affronta un lungo percorso di riabilitazione in una struttura specializzata a Ferrara, prima di tornare a casa.
Secondo la ricostruzione accusatoria, un gruppo di giovani di Benevento avrebbe raggiunto lo Xuè dopo aver saputo che nel locale c’erano ragazzi della Valle Vitulanese. La violenza sarebbe iniziata ai danni di un 18enne di Foglianise, inseguito e picchiato anche dopo aver cercato riparo nella vegetazione. Poi il gruppo si sarebbe scagliato contro Cusano, colpito con calci, pugni e una mazza da baseball anche quando era a terra. Le immagini delle telecamere, le testimonianze e l’analisi dei telefoni sono stati tra gli elementi utilizzati dagli investigatori per ricostruire l’accaduto.
I primi arresti e l’inchiesta che si allarga
Poche ore dopo l’aggressione vengono arrestati Nicolò Palermo, Antonio Ianaro, Donato D’Agostino e Osvaldo Masone. Per loro l’accusa è di tentato omicidio aggravato in concorso. In seguito l’inchiesta si allarga: il 18 marzo 2026 vengono eseguite misure cautelari nei confronti di altri otto giovani, le cui posizioni seguono un percorso giudiziario distinto da quello concluso oggi. Cinque di loro — Francesco Sassano, Kevin Bozzi, Simone Coppola, Francesco Mazzone e Francesco Zollo — vengono raggiunti dalla custodia cautelare in carcere con l’accusa, a vario titolo, di concorso nel tentato omicidio di Cusano. Per Francesco Leo Lima, Simone Rigolassi e Matteo Gilardi vengono disposti i domiciliari in relazione alle lesioni contestate per l’aggressione al 18enne di Foglianise. Nei mesi successivi alcune misure vengono attenuate: Lima, Rigolassi e Gilardi passano all’obbligo di dimora; il 12 giugno Zollo e Bozzi lasciano il carcere per i domiciliari.
Anche per i quattro imputati del processo concluso oggi le misure cambiano nel tempo. Ianaro passa ai domiciliari il 13 gennaio 2026. La posizione cautelare di Palermo viene esaminata più volte in Cassazione: il 30 settembre il Riesame di Napoli gli concede gli arresti domiciliari. Il 6 ottobre il gip dispone i domiciliari con braccialetto elettronico per D’Agostino; il 9 ottobre anche Masone lascia il carcere.
Il rito abbreviato e le richieste delle parti
Il processo davanti al gup Roberto Nuzzo si è svolto con rito abbreviato. La prima udienza, l’8 giugno, era stata rinviata per un difetto di notifica. In una delle udienze di settembre il pubblico ministero Marilia Capitanio aveva chiesto dieci anni per Palermo, D’Agostino e Masone e otto anni per Ianaro, per il quale erano state riconosciute le attenuanti generiche prevalenti in considerazione della collaborazione e delle dichiarazioni rese nel corso del procedimento. La parte civile, rappresentata dall’avvocato Antonio Leone, aveva condiviso le conclusioni dell’accusa e chiesto una provvisionale di 100mila euro per ciascun imputato. I difensori avevano contestato le responsabilità attribuite ai propri assistiti; in particolare, per Ianaro era stata sostenuta la tesi che non avesse preso parte alla successiva escalation di violenza. Oggi, lunedì 19 ottobre, dopo le discussioni e le repliche, è arrivata la decisione del gup.


















