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Oltre 300 ettari di terreni agricoli, boschi e casolari rurali, un patrimonio immenso che da anni versa in condizioni di sostanziale abbandono. Stiamo parlando della Tenuta Casaldianni, sita nel territorio di Circello, una delle più estese proprietà agricole della provincia di Benevento, oggi simbolo di un’occasione mancata per lo sviluppo delle aree interne.
Un bene di straordinario valore agricolo, ambientale e paesaggistico, che avrebbe potuto rappresentare un volano per l’economia del territorio e che invece continua a restare fermo, senza una progettualità chiara e senza una gestione stabile.
La tenuta affonda le sue radici nel lascito testamentario del duca Vincenzo Di Somma, che negli anni Cinquanta donò la proprietà all’allora Ospedale Civile ‘Rummo’, oggi Azienda Ospedaliera ‘San Pio’ del capoluogo sannita.
Si tratta di un complesso vastissimo, con una superficie che supera i 300 ettari, comprendente terreni coltivabili, aree boschive, fabbricati rurali e casolari, una parte dei quali oggi mostra evidenti segni di degrado.
Per anni la tenuta è stata al centro di una lunga vicenda amministrativa. Un contenzioso durato circa vent’anni tra l’ente proprietario e il Comune di Circello si concluse nel 2006, quando un protocollo d’intesa pose fine alla disputa e affidò alla Provincia di Benevento la gestione e la valorizzazione dell’area.
L’obiettivo era ambizioso: trasformare Casaldianni in un polo produttivo dedicato all’agricoltura, alla zootecnia, alla ricerca e all’innovazione nel settore agroalimentare.
La Provincia prese in fitto il complesso con un canone annuo di circa 150 mila euro, avviando un percorso che nelle intenzioni avrebbe dovuto rilanciare l’intera area.
Quel progetto, però, si è interrotto nel 2015, quando il Consiglio Provinciale deliberò la rescissione del contratto di fitto per esigenze finanziarie e per il riassetto delle competenze dell’ente.
Da allora Casaldianni è rimasta senza una direzione precisa. Terreni non valorizzati, casolari lasciati al deterioramento, aree boschive prive di manutenzione: una situazione che negli anni ha alimentato interrogativi e preoccupazioni sul destino di uno dei patrimoni agricoli più importanti del Sannio.
Il nodo non è soltanto economico: la tenuta in questione rappresenta anche una risorsa ambientale di primo piano, sia per l’estensione delle superfici verdi sia per la presenza di aree di pregio naturalistico che potrebbero essere inserite in un progetto di recupero e valorizzazione sostenibile. Ancor più fondamentale per un territorio alla continua ricerca di occasioni di sviluppo e di strumenti per contrastare lo spopolamento delle aree interne.

 

A sollevare la questione, dopo oltre un decennio di silenzio, anche il consigliere regionale di Forza Italia Fernando Errico, che in Commissione Agricoltura ha chiamato in causa l’assessora Fiorella Zabatta con delega alla Biodiversità, chiedendo un intervento concreto per il rilancio dell’area: “Parliamo di un patrimonio straordinario – ha dichiarato Errico – oltre 300 ettari tra terreni agricoli, boschi e casolari che oggi rischiano di essere definitivamente compromessi dall’abbandono”. La vicenda affonda le radici in un lungo contenzioso tra il Rummo e il Comune di Circello, risolto nel 2006 grazie a un protocollo d’intesa che coinvolse anche la Provincia di Benevento, allora guidata da Carmine Nardone. Un accordo che aveva segnato una svolta, affidando alla Provincia il compito di valorizzare la tenuta attraverso un progetto produttivo e innovativo. “Quell’intesa – ha ricordato Errico – rappresentava un modello virtuoso di collaborazione istituzionale. Purtroppo, nel 2015, la decisione di risolvere il contratto di fitto per ragioni finanziarie ha interrotto quel percorso”. Da allora, secondo il consigliere, la situazione è progressivamente peggiorata: “Oggi registriamo casolari in stato di degrado e terreni, inclusi boschi di grande valore naturalistico, lasciati senza manutenzione. Un danno non solo economico, ma anche ambientale, considerando l’importanza della tenuta sotto il profilo della biodiversità”.

Da qui la richiesta: “È indispensabile attivare al più presto un tavolo di concertazione tra tutti gli enti coinvolti per individuare una soluzione condivisa. Casaldianni deve tornare a essere una risorsa per il territorio, attraverso interventi di recupero, riforestazione e rilancio produttivo”. Errico ha inoltre proposto al presidente della Commissione e all’assessore Zabatta di estendere il ragionamento a livello regionale: “Serve un focus sul patrimonio agricolo non utilizzato della Campania. Non possiamo permetterci di lasciare aree così importanti in stato di abbandono”. Sulla questione, l’assessora Zabatta ha manifestato disponibilità al confronto: “C’è apertura – ha concluso Errico – ma ora è necessario tradurre questa disponibilità in azioni concrete per salvaguardare e rilanciare un bene strategico per l’intera regione”.