Mentre i tavoli tecnici si chiudono, i comunicati ufficiali annunciano la fine dell’emergenza e la politica festeggia la risoluzione della crisi del trasporto pubblico locale, c’è una verità amara che non trova spazio nelle note stampa. Dietro le firme sugli accordi ed i festeggiamenti di facciata, il peso reale di questa transizione è ricaduto interamente sulle spalle dei conducenti degli autobus, in particolare dei lavoratori storici.
Per mesi, gli autisti di Benevento hanno garantito la mobilità della città in condizioni al limite dell’impossibile, hanno guidato mezzi fatiscenti, affrontato guasti continui sulla strada e si sono sottoposti a turni di lavoro massacranti. Lo hanno fatto mettendoci la faccia davanti alla rabbia dei cittadini esasperati, facendo da scudo umano alle incapacità gestionali e burocratiche.
La beffa dei tavoli sindacali: storici declassati, nuovi blindati. A rendere la situazione ancora più amara è ciò che si è consumato all’ombra delle trattative contrattuali. La sensazione diffusa è quella di essere stati usati come merce di scambio o tenuti in “ostaggio” fino al raggiungimento degli obiettivi altrui. Un gioco al ribasso dove il conto più salato lo hanno pagato proprio i dipendenti storici ex AMTS attraverso la cancellazione dei diritti acquisiti.
Con un colpo di spugna, infatti, i vecchi lavoratori AMTS hanno visto azzerati i propri contratti di secondo livello ed il CAU (Contratto Aziendale Unico), perdendo tutele e competenze economiche conquistate in decenni di servizio.
La scelta dei sindacati Confederali
Nel corso dei negoziati, l’attenzione delle sigle sindacali firmatarie si è concentrata quasi esclusivamente nel blindare i parametri retributivi più alti acquisiti dalle assunzioni più recenti dell’era Trotta. Mentre si mantenevano i parametri elevati per i nuovi ingressi, la totalità dei vecchi lavoratori ex AMTS è stata penalizzata, declassata e relegata a contratti a termine in attesa di un’ipotetica “riqualificazione”.
Si è consumata una profonda ingiustizia: chi per anni ha tenuto in piedi il servizio ed è rimasto al volante nei momenti di massima emergenza si è ritrovato impoverito e declassato. Nei fatti, l’accordo ha tutelato i livelli delle posizioni più recenti, scaricando il costo del passaggio proprio sulle spalle del personale storico.
Un debito morale verso chi guida la città
”La vertenza del tpl a Benevento non potrà dirsi davvero risolta finché non verrà sanata questa discriminazione tra lavoratori. Una transizione societaria non può essere costruita demolendo le conquiste storiche e penalizzando chi ha dimostrato il maggior attaccamento al lavoro ed alla città. I cittadini devono sapere che se in questi mesi un autobus è arrivato alla fermata, non è stato merito delle sigle sindacali firmatarie, né delle strategie aziendali, ma unicamente del senso di dovere di donne ed uomini rimasti al volante nonostante tutto. A questi lavoratori va restituita non solo la dignità professionale, ma anche la piena tutela dei diritti contrattuali ed economici ingiustamente sacrificati”, così nella nota il Coordinamento Regionale USB Trasporti.



















