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Vendite fittizie di immobili di lusso e complesse triangolazioni di denaro tra Dubai, la Spagna e l’Italia: così il clan Zagaria, l’ala più imprenditoriale del clan dei Casalesi, riciclava il danaro proveniente dalle classiche attività malavitose di estorsione, usura, traffico, spaccio di droga e infiltrazione negli appalti pubblici. E tra le figure principali di queste attività figura anche il nipote prediletto del boss Michele Zagaria, detto “capa storta”, vero e proprio ambasciatore all’estero degli affari del clan.
La circostanza emerge dalle indagini della Dda di Napoli e dei Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta e del Ros di Napoli, che hanno portato lo scorso 30 marzo a 23 arresti, tra cui quello dei fratelli del boss Michele Zagaria – Carmine e Antonio, ritenuti reggenti del clan – e dello stesso Capaldo, figlio di Beatrice, sorella di Michele, Carmine e Antonio.
Sono stati i militari dell’arma a ricostruire le manovre illecite ordite in particolare da Capaldo attorno alla compravendita, poi risultata fittizia, di un immobile di lusso a Dubai, del valore di 560mila euro; i fatti risalgono al dicembre 2022 e ai primi mesi del 2023.
Capaldo, condannato in passato come capo del clan Zagaria e poi scarcerato per fine pena nel 2019, si era trasferito a Tenerife, dove ha aperto attività commerciali con i proventi dei business illeciti.
 
Torna libero Filippo Capaldo, il nipote di Michele Zagaria arrestato lunedì in Spagna a Tenerife nell’ambito di un’indagine della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli e dei Carabinieri del Comando Provinciale di Caserta; nel blitz sono finiti in carcere anche gli zii di Capaldo, Carmine e Antonio Zagaria, fratelli di Michele, residenti nel Casertano tra San Marcellino e Castel Volturno. È stato il giudice spagnolo a disporre la scarcerazione di Capaldo – difeso dall’avvocato Giuseppe Stellato – e a prescrivere nei suoi confronti degli obblighi, tra cui la firma.
Capaldo, nipote prediletto del capoclan Michele Zagaria (è il figlio di Beatrice, sorella di Michele e degli altri due), è stato già condannato da sentenze che lo hanno riconosciuto come capo del clan Zagaria; scarcerato per fine pena nel 2019, si è trasferito a Tenerife dove ha aperto attività commerciali con i soldi ritenuti provento dei business illeciti, e, secondo la Dda, avrebbe gestito la cassa comune del clan, diventandone una sorta di ambasciatore all’estero per gli affari illeciti, in particolare per gli investimenti nel settore immobiliare e nella ristorazione, settori attraverso i quali riciclare il danaro delle estorsioni, dell’usura, dal controllo del traffico e dello spaccio di droga e degli appalti pubblici.