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La notizia della scomparsa di Oscar Schmidt, per tutti semplicemente Oscar, ha gettato un enorme velo di tristezza non solo sul mondo del basket casertano ma in tutto il movimento. Il cestista brasiliano per lo sport della palla a spicchi è stato molto di più di un “semplice” atleta, quanto piuttosto un simbolo, una icona globale della pallacanestro. Nato in Brasile, Oscar ha letteralmente segnato un’epoca: quasi 50mila punti in carriera, record mondiale rimasto imbattuto per molti anni, e cinque partecipazioni alle olimpiadi. Pur senza mai giocare in NBA, è entrato nella Hall of Fame, unico brasiliano a riuscirci. Lo chiamavano “Mão Santa” per la sua straordinaria precisione al tiro, è stato uno dei più grandi realizzatori della storia del basket e simbolo indimenticabile della Juve Caserta. È qui che l’uomo divenne mito a suon di meraviglie sul parquet trascinando letteralmente la squadra campana, insieme ad altri mostri sacri come Nando Gentile e Vincenzo Esposito. Grande uomo prima ancora che straordinario cestista, ha lasciato un’impronta indelebile nella storia del club che ora lo piange come tutti gli appassionati di basket e non solo (LEGGI QUI).

Per i tifosi casertani non fu solo un campione, ma una bandiera: cittadino onorario, leader in campo e punto di riferimento fuori. I suoi anni in Campania restano tra i più luminosi della storia della società, tanto che il suo nome è ancora oggi legato ai momenti più gloriosi della squadra. Il suo mito si è intrecciato con la passione di un’intera città. Oscar si è spento in ospedale in Brasile, dopo aver combattuto per oltre quindici anni contro un tumore al cervello. La sua scomparsa lascia un vuoto profondo, ma anche un’eredità immensa fatta di talento, passione e dedizione assoluta al gioco.

Per vedere in azione la “Mão Santa” al glorioso Palamaggiò si muovevano da tutta la Campania e non solo. Migliaia di persone che in quegli anni hanno avuto la fortuna di assistere ad autentiche magie con la palla a spicchi e si sprecano gli aneddoti su Oscar: celebre un match in trasferta della Juve Caserta con il telecronista di casa, esasperato dall’infallibilità al tiro dell’asso brasiliano che “chiese” ad un certo punto di tagliargli quel braccio che proseguiva con una continuità disarmante a fare canestro. Descanse em paz Oscar, mancherà il tuo sorriso, la tua allegria e quell’attaccamento ai colori della Juve Caserta. Come cantava Enzo Jannacci, “Ho visto un Re”.