La falsificazione della cartella clinica di Francesca Oliva, la 29enne di Gricignano d’Aversa morta nel maggio 2014 al Pineta Grande Hospital di Castel Volturno per setticemia dopo aver dato alla luce tre gemelli, di cui due morti (un maschietto e una femminuccia) e la terza sopravvissuta, fu “una scelta funzionale ad allontanare dai sanitari della clinica ogni responsabilità per il decesso, tenuto conto dell’elevato grado di negligenza con cui gli stessi operatori sanitari avevano curato la paziente”.
Sono le parole con cui il giudice monocratico del tribunale di Santa Maria Capua Vetere Norma Cardullo ha motivato la condanna emessa nel marzo scorso nei confronti dell’imprenditore della sanità Vincenzo Schiavone, titolare della clinica, a quattro anni e mezzo di carcere per il reato di falso in atto pubblico, e verso i medici della struttura sanitaria Giuseppe Delle Donne e Gabriele Vallefuoco (condannati a tre anni e quattro mesi); nella circostanza fu invece assolto l’altro medico coinvolto, Stefano Palmieri.
Nelle ottanta pagine di motivazioni, il magistrato mette nero su bianco la piena consapevolezza degli imputati circa l’illiceità delle condotte commesse, a partire proprio da Schiavone, spiegando che la “complessa opera di alterazione della cartella clinica, realizzata mediante operazioni tra loro coordinate sulla base di un chiaro e unitario indirizzo medico e apportate mediante una sinergica collaborazione degli agenti, rende evidente la piena coscienza e volontà degli imputati”.
Negligenze occultate con informazioni false nella cartella
Rilevante il periodo in cui il giudice, riferendosi a Schiavone, definito “dominus”, scrive che “Vallefuoco procedeva ad altare la cartella clinica in un momento in cui la paziente era ormai deceduta, incidendo su frammenti terapeutici a cui non aveva in origine partecipato, come la fase del ricovero, con ciò dovendosi ritenere che detta attività non poteva che pervenire da un’esplicita richiesta del ‘dominus’ di Pineta Grande”.
La 29enne Oliva, era finita nel maggio 2014 alla Pineta Grande proveniente dall’ospedale di Giugliano in Campania (Napoli); dopo il fatto finirono a giudizio per la morte della 29enne ben 14 medici (tre della Pineta Grande e nove dell’ospedale di Giugliano), ma nell’ottobre 2021 il tribunale di Santa Maria Capua Vetere pronunciò per i professionisti l’assoluzione “per non aver commesso il fatto“, ritenendo però sussistenti gli errori commessi nei confronti della Oliva dal suo ginecologo di fiducia, Sabatino Russo, che però era già morto da anni, nel 2017.
Da ulteriori accertamenti emerse l’alterazione post mortem della cartella clinica della 29enne da parte dei sanitari della pineta Grande, con l’inserimento e la somministrazione, mai avvenuta, di un antibiotico ad ampio spettro, e con la cancellazione del riferimento alle condizioni di malessere generale della donna.
Dal processo principale per omicidio colposo è nato quindi il processo per la falsa cartella clinica, che ha portato alle uniche condanne relative alla vicenda.





















