Lo scorso gennaio, un’ordinanza del Tar Campania aveva confermato l’ordine di abbattimento totale dei capi bufalini, emanato dall’Asl Caserta nei confronti dell’Azienda Agricola Diana. Ma ieri il Consiglio di Stato (sezione terza) ha sospeso il provvedimento, accogliendo il ricorso cautelare della ditta casertana (assistita dall’avvocato Mario Caliendo).
Una vicenda originata dall’ispezione dell’Asl nell’azienda, a dicembre scorso. Il verbale riportava una qualifica di “non indenne per brucellosi”, rilevando “una non conformità per 4 capi sieropositivi inviati al macello”, risultando “gravidi (30-45 giorni), in violazione del divieto di fecondazione in allevamenti infetti“.
Adesso però c’è lo stop cautelare di Palazzo Spada, in base ad alcune considerazioni. Anzitutto, la prevalenza del principio di “tutela della res adhuc integra”. Ossia il preservare lo stato di fatto e di diritto di una situazione giuridica, in attesa della decisione collegiale di merito sul caso. Pronuncia che, in ipotesi di abbattimento, sarebbe resa inutilmente. Il decreto cautelare, infatti, fissa al prossimo 19 marzo la camera di consiglio per la discussione.



















