Promuovere l’iscrizione nelle white list provinciali, che equivalgono al rilascio dell’informazione antimafia liberatoria; uno strumento che potrebbe facilitare gli imprenditori e rendere le aziende più competitive, proprio perché in possesso “a monte” del requisito morale necessario per partecipare agli appalti pubblici.
È quanto emerso nel corso del Convegno “La prevenzione antimafia tra economia e legalità”, tenutosi in mattinata nel Centro commerciale Jambo di Trentola Ducenta (Caserta), il più grande bene confiscato alla criminalità in Campania. Un confronto aperto dai saluti istituzionali di Lucia Volpe, prefetto di Caserta, e Luigi Moscato, amministratore unico della C.I.S. Meridionale, e che ha permesso di approfondire le strategie di prevenzione contro le infiltrazioni criminali negli appalti pubblici.
Nel 2024 sono stati emessi 764 provvedimenti interdittivi in tutta Italia, segnando un incremento del 13,19% rispetto al valore registrato nell’anno precedente, e in particolare la Campania è al primo posto per numero di provvedimenti, con 241 interdittive. “Il controllo giudiziario – ha spiegato Francesco Balato, giudice Misure di Prevenzione del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere – ha aperto la strada alla sostenibilità della prevenzione amministrativa antimafia, seguito da strumenti come la prevenzione collaborativa che mitigano gli impatti dell’Interdittiva antimafia. È ora di riflettere seriamente su come gestire e svolgere il controllo, con l’obiettivo di affrancare le imprese dal condizionamento mafioso il più possibile. Questa, a mio parere, rappresenta la nuova sfida che potrebbe arricchire anche i contenuti del controllo prefettizio tipico della prevenzione collaborativa”.
“L’interdittiva antimafia – spiega Marilena Di Paolo, giudice del TAR Lombardia – è oggi il provvedimento più temuto dalle imprese, che produce effetti, diretti e indiretti, devastanti sulla vita aziendale: danno reputazionale, perdita di posti di lavoro, risoluzione di contratti di appalto, revoca di erogazioni pubbliche e chiusura di esercizi commerciali. La mitigazione della prevenzione antimafia, con gli istituti del contraddittorio e delle misure di prevenzione collaborativa, non indebolisce il filtro antimafia ma, al contrario, lo rende più forte ed efficace – conclude – colpendo, da un lato, le imprese strutturalmente infiltrate, quelle cioè che contaminano l’economia legale e, dall’altro, offrendo una chance di riabilitazione a quelle imprese che, occasionalmente infiltrate, scelgono seriamente di intraprendere il percorso della legalità”.


















