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Sono già moltissime le raccomandate recapitate a decine di migliaia di cittadini napoletani, inviate dall’Agenzia delle Entrate o notificate direttamente sul cassetto fiscale per conto dell’ASL Napoli 1 Centro. Gli avvisi riguardano l’avvio delle procedure di recupero crediti per prestazioni sanitarie prenotate e mai fruite, con contestazioni risalenti anche a diversi anni fa, a partire dal 2016. Si tratta di somme legate al mancato pagamento del ticket per visite specialistiche prescritte dal medico di base ma mai espletate.

La Regione Campania, in pratica, batte cassa e richiama i cittadini alle proprie responsabilità. È il mantra del presidente della Giunta Roberto Fico che ha la delega della sanità. Lo fa in attuazione del regolamento in vigore legato alla Legge n. 107 del 29 luglio 2024, la quale stabilisce che, in caso di imprevisto, chiunque abbia prenotato un appuntamento è tenuto a disdire la prestazione medica con almeno due giorni lavorativi di anticipo rispetto alla data fissata, esclusi i giorni festivi. Se l’annullamento non avviene nei tempi previsti, scatta l’obbligo di pagare la quota di partecipazione, ovvero il ticket, anche se la visita non è stata effettuata.

La norma non risparmia nemmeno i cittadini esenti: qualora non abbiano provveduto alla disdetta, dovranno comunque corrispondere l’importo. Si evita il pagamento solo in presenza di comprovati motivi di forza maggiore, come ricoveri ospedalieri urgenti o problemi di salute documentati tramite certificato medico o del Pronto Soccorso entro cinque giorni. Per annullare la prenotazione è possibile utilizzare i canali ufficiali: contattando il CUP, accedendo al Portale Regionale Sinfonia, recandosi agli sportelli territoriali o rivolgendosi alle farmacie abilitate.

I tecnici dell’ASL Napoli 1 Centro, attraverso una ricognizione statistica sullo storico delle prenotazioni e sulle relative visite erogate, hanno riscontrato un’alta percentuale di appuntamenti andati deserti. Un meccanismo perverso che da un lato ingolfa le liste d’attesa sottraendo posti utili ad altri pazienti e dall’altro provoca un danno economico per i mancati incassi al sistema sanitario regionale. La finalità di questo rigido regolamento è chiara: ridurre le liste d’attesa e garantire a tutti un accesso più equo e rapido alle cure.
Forte di questo strumento, l’ASL Napoli 1 Centro, in convenzione con l’Agenzia delle Entrate, è passata alla fase operativa di verifica e incasso. I controlli partono dal 2016 sfruttando il termine di prescrizione ordinario di dieci anni previsto dalla legge. Negli ultimi giorni sono tantissimi i cittadini che si sono visti recapitare l’addebito, scatenando reazioni immediate nei forum online e sui social.
In rete si moltiplicano i messaggi dello stesso tenore scritti dagli utenti sorpresi dalle notifiche. Una signora scrive: «Ho ricevuto l’avviso ed è relativo a una visita prenotata all’ospedale Cotugno ma non andai più. Era durante il periodo dell’emergenza Covid, adesso sarò costretta a pagare il ticket».

Un’altra utente racconta: «Anch’io prenotai una visita dall’otorino all’ospedale dei Colli ma poi optai per una visita privata dal medico. Questo accadeva nel novembre 2019, ricordo che ho pagato 60 euro. Effettivamente ho verificato e risulta un’impegnativa per la visita all’ambulatorio dell’ospedale dei Colli che non ho effettuato. Mi toccherà pagare l’addebito di 30 euro giunto sul mio cassetto fiscale». E si legge ancora un’altra testimonianza: «Prenotai nel 2018 una visita per mia madre poi deceduta quest’anno che non ha potuto svolgere, era il periodo dell’emergenza Covid, mi è giunta la richiesta di pagamento del ticket. Avevo pensato di fare un ricorso in autotutela, ma sembra che non sia consentito. Mi toccherà pagare».
Sono centinaia i messaggi simili arrivati nel giro di pochi giorni sul web. L’iniziativa dell’ASL Napoli 1 Centro evidenzia un cambio di passo deciso nella gestione della sanità pubblica: da un lato punta a responsabilizzare l’utente e a liberare risorse per abbattere le liste d’attesa, dall’altro rischia di alimentare un profondo malcontento popolare. Molti dei solleciti inviati vanno infatti a ripescare situazioni complesse risalenti al periodo pandemico, lasciando i cittadini spiazzati di fronte a sanzioni spesso inattese e difficili da contestare. Resta da capire se questa “linea dura” riuscirà nell’intento di educare alla tempestiva disdetta o se finirà per ingolfare gli uffici di contestazioni e proteste.