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Oltre 40 anni fa è stato costruito un palazzo che si estende tra via Vicinale Trencia e via Provinciale Napoli, nel quartiere Pianura – area Ovest di Napoli. I lavori del cantiere iniziano senza tutte le licenze e i permessi. Ne nasce un lungo contenzioso amministrativo tra denunce, cause, ricorsi e controricorsi. L’edificio non è mai stato completato; anzi, nel frattempo il degrado inesorabile è avanzato.

A più riprese è stato occupato, liberato e rioccupato, fino alla “tamponatura” degli ingressi di porte e finestre per impedirne l’accesso e una nuova occupazione illegale. In pratica, in un quartiere difficile come Pianura svetta l’ennesimo monumento al degrado e all’abbandono a imperitura memoria.

I problemi, però, sono ben altri. Anteprima24 ne ha parlato con Cristiana Rossano, vicepresidente del Comitato civico “Pianura Libera”, che da tempo lotta per l’abbattimento dello stabile.

Stabile pericolante Pianura“Sono mesi che portiamo avanti segnalazioni, iniziative, esposti e sopralluoghi affinché ci sia una soluzione concreta e definitiva per l’edificio T1 di via Vicinale Trencia – sottolinea l’esponente del Comitato –. Nelle condizioni in cui si trova, quel fabbricato rappresenta un rischio serio per l’incolumità dei residenti, degli automobilisti e dei centauri. Ci sono stati diversi crolli interni ed esterni con cedimenti di varie strutture murarie – prosegue –. Lo possono testimoniare i numerosi interventi d’emergenza effettuati dai Vigili del Fuoco e dagli uffici tecnici del Comune di Napoli, all’ultimo dei quali ha partecipato anche il deputato Francesco Emilio Borrelli. Se a questo disastro aggiungiamo che questa zona di Pianura risente fortemente dell’emergenza bradisismo, il rischio crollo diventa una certezza. Il manufatto è inutilizzabile, si trova in condizioni drammatiche e rappresenta un grave pericolo”.

Di recente, grazie anche alle sollecitazioni del Comitato civico “Pianura Libera”, c’è stata una riunione in Prefettura con i vari attori e pare che tra le ipotesi prese in considerazione ci sia l’adozione di una “non-soluzione”, ossia la costruzione di un muro contenitivo lungo il perimetro del palazzo.

“Il prossimo martedì, come Comitato civico e assieme ad altre realtà, andremo dal Prefetto per chiedere un intervento risolutivo – evidenzia Cristiana Rossano –. Occorre abbattere quel fabbricato e restituire quell’area al territorio, immaginando una prospettiva diversa e concreta, anche in termini di nuovi servizi. Il rischio, invece, è che il muro diventi l’ennesima sistemazione provvisoria destinata a rimanere lì per anni, trasformandosi nell’ennesimo esempio di degrado e abbandono”.

Sembra che il temporeggiare sia dovuto squisitamente a questioni amministrative e burocratiche: ci sarebbero degli oneri pendenti e delle cause ancora in corso.

Stabile pianura pericolante 2“Mi chiedo: se dovesse accadere un crollo e una disgrazia – attacca la vicepresidente del Comitato civico – chi se ne assumerebbe la responsabilità? L’impegno delle realtà civiche ha portato, dopo anni di superficiale disinteresse, la vicenda all’attenzione delle istituzioni fino al confronto con il Prefetto di Napoli: ora è tempo di soluzioni definitive, non di temporeggiare. Questa è la nostra posizione che illustreremo martedì». Tra l’altro, una soluzione definitiva per casi del genere è prevista dalla stessa normativa”.

 

“Proprio così, la legge è chiara: c’è l’Art. 54 del Testo Unico degli Enti Locali (D.Lgs. 267/2000) – conclude Cristiana Rossano – che attribuisce al Sindaco, in qualità di ufficiale di Governo, la facoltà di adottare provvedimenti contingibili e urgenti al fine di prevenire ed eliminare gravi pericoli che minacciano l’incolumità pubblica e la sicurezza dei cittadini, anche in deroga alla normativa”.