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“Benvenuti nella terra dei rifiuti tossici e nocivi, per colpa di uno Stato compiacente e criminale”: è uno dei cartelli esposti nel corso del sit-in di protesta svoltosi davanti al cantiere del sito di trasbordo dei rifiuti che sta sorgendo nel quartiere Pianura, in via Pablo Picasso. La strada dista pochissimi metri da via Nelson Mandela (zona Montagna Spaccata), dove si trova un’isola ecologica gestita da Asia finita sotto sequestro a seguito di un vasto incendio scoppiato domenica 4 ottobre 2026, che ne ha distrutto parte della struttura e su cui la Procura di Napoli ha aperto un’inchiesta ipotizzando il dolo.

Stamane gli attivisti e i volontari del Comitato Pianura Libera (tra cui Luisa Iodice, Cristina Rossano e Alfredo Anzoino) si sono dati appuntamento per manifestare la netta avversione della comunità all’impianto d’igiene ambientale targato Asia. Un’opera dal costo di 428.127 euro, finanziata e finalizzata al miglioramento della logistica e all’ottimizzazione del servizio di raccolta nella zona, che incontra la ferma opposizione dei cittadini: il Comune di Napoli, anziché mettere in campo opere compensative e riqualificazioni per un quartiere che per decenni ha ingoiato i rifiuti della città e della provincia, ha deciso di allestire un ulteriore punto di stoccaggio e trasbordo dell’indifferenziato.

Rabbia e delusione

La manifestazione, alla quale hanno partecipato circa un centinaio di persone tra famiglie, anziani e giovani, si è svolta in maniera pacifica sotto lo sguardo discreto di una volante della polizia. Tra la folla, composta dai residenti delle zone adiacenti alla fermata della Stazione della Cumana — un’area che ospita tre scuole, due campi di calcio e un impianto di padel —, la rabbia e la delusione sono palpabili. Forte è la preoccupazione non solo per l’aumento delle malattie oncologiche e delle neoplasie, che a Pianura registrano già percentuali allarmanti, ma anche per il destino di un territorio ad Ovest della città continuamente penalizzato.
Durante il presidio è stato garantito il microfono libero a chiunque volesse esprimere lo sconforto e la sfiducia per i problemi storici del quartiere. Gli organizzatori hanno precisato la natura civica dell’evento, invitando i consiglieri comunali e municipali presenti, sia attuali che del passato, a intervenire esclusivamente a titolo personale nell’interesse comune, senza alcuna sponsorizzazione di partito.

Tra i contributi principali si segnala l’intervento di Vincenzo Russo, esperto del territorio e profondo conoscitore della storia locale, che ha ripercorso con lucidità la dolorosa e complessa parabola delle discariche che hanno segnato la storia di Pianura.

La protesta si è chiusa con un importante risultato operativo: la raccolta delle firme cartacee, integrata con quella già avviata online, ha consentito di superare la quota prefissata di 1.000 adesioni. La petizione sarà ufficialmente trasmessa entro lunedì agli organi competenti. Nel frattempo, la Municipalità 9 ha invitato il Comitato a partecipare alla commissione consiliare sul tema del trasbordo, fissata per il prossimo 28 ottobre, aprendola alla presenza di una delegazione di circa venti residenti. La mobilitazione, dunque, non si ferma e proseguirà con costanti aggiornamenti sui canali social e sulle pagine di quartiere, nel tentativo di scongiurare un’ennesima servitù ambientale.