Su mare, bonifiche, vivibilità e altre questioni cruciali i comitati di Napoli Est sono stati convocati domani in Prefettura. Un incontro organizzato dopo richiesta delle stesse sigle civiche. Identica pec è stata inviata a Palazzo San Giacomo, ma “dal Comune non abbiamo ancora ricevuto alcuna notizia” dichiara Enzo Morreale del comitato civico di San Giovanni a Teduccio. Le missive sono state sottoscritte anche da Casa del Popolo Raffaele Perna, Comitato Barra R-Esiste, Acli Beni culturali, Napoli orientale e Unione Sindacale di Base – Napoli. “Da circa un mese – spiega Morreale – abbiamo scritto al Comune di Napoli e alla Prefettura per chiedere un incontro e approfondire tutti gli aspetti relativi alla balneabilità. Al Prefetto abbiamo chiesto di sapere “quali arenili saranno resi effettivamente fruibili alla cittadinanza e quali tratti di costa diverranno concretamente balneabili”. Al Comune abbiamo chiesto chiarimenti sul Master Plan per depurazione e balneabilità, annunciato mesi fa e ora dichiarato come definito dal Sindaco, chiedendone la visione”.
Sono tre i punti di cui gli attivisti chiedono di discutere in Prefettura. Ci sono le questioni del mare, della litoranea e dell’impatto provocato dalle nuove opere portuali. Sempre all’ordine del giorno, inoltre, la vicenda della bonifica dell’ex campo rom di via Mastellone a Barra. Ma tra i temi indicati, trova posto pure la realizzazione dell’auditorium, “con annessi laboratori negli spazi pubblici che – rammenta Morreale – si affacciano su viale 2 Giugno, a servizio della formazione dei giovani degli istituti superiori, per la promozione e la produzione della cultura, nonché per contribuire alla riqualificazione urbana. La struttura ha previsto, nel corso degli anni, un finanziamento di oltre 28.000.000 di euro”. Insomma, di carne al fuoco ce n’è tanta. L’appuntamento è domani alle 11.30, a Palazzo di Governo. Non si esclude che al tavolo ci sia anche l’amministrazione comunale.
Il MANCATO AVVIO DEL PROGETTO AUDITORIUM
Nella zona orientale, sono piuttosto articolate le questioni sottoposte all’attenzione della Prefettura. Ad esempio l’Auditorium a San Giovanni a Teduccio. “Tra il 1995 e il 2004 – ricostruisce la pec dei comitati – la Provincia di Napoli ha realizzato, nell’area di Taverna del Ferro lungo Viale 2 Giugno, un polo scolastico frequentato da circa 4.000 studenti. A completamento di tale intervento, nel 2001 è stata progettata, tramite Concorso di Idee, la realizzazione di un auditorium con laboratori didattici. L’opera è concepita come infrastruttura a supporto delle attività scolastiche e del contesto territoriale. L’intervento risulta conforme al PRG, che destina l’area agli istituti scolastici, con finalità di formazione e di promozione culturale e civile nei quartieri di Barra e San Giovanni a Teduccio”. Il progetto ha ottenuto “l’approvazione di tutte le fasi della progettazione ed è stato finanziato dalla Provincia di Napoli, oggi Città Metropolitana – prosegue la lettera -, con risorse pubbliche che, alla data del 28/07/2021, hanno raggiunto l’importo complessivo di 14.839.938,35 euro (Deliberazione del Consiglio Metropolitano n. 141, adottata nella seduta del 28/07/2021)”. L’intervento risulta “inserito nel Programma Triennale dei Lavori Pubblici 2021–2023 della Città Metropolitana di Napoli. I costi dell’opera risultano nel frattempo significativamente aumentati, fino a 28.787.806,40 euro. Nel prospetto allegato, la data prevista per il collaudo è indicata al 31/12/2025. Il medesimo intervento risulta inoltre inserito anche nel Programma Triennale dei Lavori Pubblici 2022–2024″.
Da notizie in possesso dei comitati risulterebbe “che nel 2021 il piano fu inserito nell’elenco dei progetti per i quale fu chiesto un ulteriore finanziamento (evidentemente aggiuntivo) nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza”. Con riferimento alle fasi progettuali, “si rappresenta che – aggiunge la lettera – il progetto ha raggiunto la fase esecutiva ed è pertanto cantierabile. Il mancato avvio dell’opera, dovuto a ritardi amministrativi protratti negli anni, ha prodotto costi economici e sociali rilevanti, lasciando un’area strategica priva di destinazione e in stato di degrado. Si ritiene pertanto inaccettabile l’eventuale accantonamento del progetto e si auspica un deciso intervento per darne finalmente attuazione, nell’interesse del territorio e della collettività”. I comitati sottolineano: “Lo spazio non può più essere lasciato nell’incuria. Nel 2016 l’area in oggetto fu teatro di un grave crimine: nel terreno a ridosso degli Istituti fu assassinato e sepolto un diciottenne”. Ora gli attivisti chiedono “perché non si esegue il progetto, quali sono i problemi ostativi e che destinazione hanno avuto eventualmente le risorse previste in bilancio per la realizzazione dello stesso, e che cosa intende fare la Città Metropolitana e lo stesso comune di Napoli sull’Area, di proprietà pubblica, oggetto dell’intervento che riteniamo debba avere seguito”.
BONIFICA EX CAMPO ROM DI BARRA: I PUNTI INTERROGATIVI
Altri punti interrogativi riguardano l’ex Campo Rom di via Mastellone, nel territorio di Barra. Qui, “nel 2021 e nel 2023 sono stati appiccati reiteratamente roghi di rifiuti pericolosi – ricorda la pec -, causando una grave emergenza ambientale e sanitaria in tutta l’Area Orientale di Napoli. I roghi hanno prodotto nubi tossiche e fumarole persistenti, con disagi sanitari diffusi e l’evacuazione temporanea di numerosi residenti. Nel 2023 Arpac ha rilevato concentrazioni di diossine superiori ai valori di riferimento. Per diversi mesi sono perdurati miasmi e focolai residui; i prodotti della combustione hanno continuato a contaminare aria, suolo e acque. L’area, di circa 20.000 mq e di proprietà del Comune di Napoli, è risultata priva di vigilanza ed è stata esposta a reiterati episodi di combustione incontrollata di rifiuti, anche interrati. All’inizio del 2024 intervennero i Carabinieri e «il campo è stato oggetto di sequestro da parte dell’autorità giudiziaria per violazione del D.lgs 152/2006»”. Ai comitati risulta “che alla fine del 2024 sarebbe stata effettuata la bonifica superficiale dell’amianto, propedeutica alla caratterizzazione dei suoli e alla bonifica dei rifiuti interrati, ma le operazioni successive non sono state finanziate né avviate”. Si richiede pertanto di conoscere: “a) se i lavori di bonifica superficiale dell’amianto siano stati ultimati e certificati; b) se siano state stanziate le risorse necessarie (stimate in 5 milioni di euro) per la caratterizzazione e bonifica dei rifiuti interrati; c) quando verranno installate le attrezzature necessarie a prevenire nuovi sversamenti; d) i tempi previsti per l’esecuzione complessiva della bonifica; e) le intenzioni del Comune di Napoli sulla futura destinazione dell’area, auspicando la sua riqualificazione e restituzione alla collettività per finalità sociali”.
BALNEBILITÀ LITORALE: I CHIARIMENTI RICHIESTI
C’è poi il capitolo di mare e balneabilità, fondamentale per il rilancio di Napoli Est. “Si evidenzia che la quasi totalità del litorale sangiovannese – affermano i comitati – risulta inibita alla balneazione e che, a partire dall’estate 2024, è stato dichiarato balneabile un piccolo tratto di costa, in località Pietrarsa, il quale ha visto valutazioni più volte modificate nel corso delle stagioni balneari 2024 e 2025. Tale tratto, inizialmente classificato come “scarsa” (non balneabile), è stato successivamente dichiarato di «Nuova Classificazione». Arpac ha precisato che l’unico punto di rilevazione delle acque di balneazione lungo la costa di San Giovanni riguarda esclusivamente il tratto di Pietrarsa, classificato all’inizio dell’estate 2024 come balneabile a determinate condizioni, ovvero in “Nuova classificazione”, in attesa dell’attribuzione della classificazione definitiva delle acque. Siamo stati informati da Arpac che, dal 2012 – anno in cui la Corte di Giustizia Europea ha comminato una sanzione all’Italia per il mancato adeguamento del depuratore di Napoli EST, che continuava a sversare acque reflue non trattate secondo le norme – la restante parte del litorale, escluso Pietrarsa, è stata dichiarata «Permanentemente Vietata». Tale decisione “è riportata nell’Allegato B della Regione Campania – specifica la lettera -: «Acque non adibite alla balneazione e permanentemente vietate – anno 2025 (foci di fiumi, torrenti e aree non risanabili, aree portuali e aree marine protette)». Arpac ha chiarito che la sua competenza riguarda esclusivamente le aree destinate alla balneazione. Nel nostro caso, l’agenzia monitora unicamente il tratto da Pietrarsa a Portici, poiché il resto del litorale sangiovannese non rientra in tale ambito. La rete di monitoraggio viene approvata con apposito atto regionale ed è limitata alle acque destinate alla balneazione (Allegato A). L’Allegato B del 2025, l’ultimo disponibile, riporta le coordinate della zona permanentemente vietata, costantemente richiamate nelle Ordinanze Sindacali relative al divieto di balneazione”.
Dunque, i comitati invocano un chiarimento sui motivi per cui, “nell’Allegato B, le acque in oggetto risultano classificate come «permanentemente vietate – anno 2025″, nonché di specificare, con riferimento alle tipologie indicate nella relativa declaratoria, se la qualificazione di «aree non risanabili» si riferisca effettivamente al tratto di costa sopra indicato e quali conseguenze tale classificazione comporti ai fini del recupero della linea di costa”. Secondo i comitati, “dagli atti amministrativi e dalla comunicazione istituzionale del Comune di Napoli, che menziona frequentemente il recupero degli arenili e della balneabilità, non emerge con chiarezza, né nel breve né nel medio-lungo periodo, sulla base dei piani attualmente in essere, quali arenili saranno resi effettivamente fruibili alla cittadinanza e quali tratti di costa diverranno concretamente balneabili”. A detta degli attivisti, “la comunità ha diritto di conoscere, al di là della comunicazione promozionale, lo stato reale della situazione e le prospettive effettive di intervento”. Si chiede anche “di fornire informazioni sui lavori di adeguamento del depuratore di Napoli Est, finanziati lo scorso anno, nonché sui tempi di inizio dei lavori di bonifica dei fondali marini antistanti il litorale sangiovannese e dei lavori di collettamento degli innumerevoli reflui fognari e degli alvei Volla e Sannicandro”.




















