Tempo di lettura: 2 minuti

Somma Vesuviana (Na) – “Mi hanno buttato a terra, mi hanno dato calci, pugni, mi sono saliti sopra, mi hanno sputato addosso”. Parole che Finnegan Lee Elder riferisce al padre e al suo avvocato durante un colloquio nel carcere di Regina Coeli avvenuto il 2 agosto scorso, una settimana dopo l’omicidio del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega, in servizio a Roma ma originario di Somma Vesuviana, nel Napoletano. 

Le intercettazioni sono state tradotte dall’inglese e oggetto di perizia nel corso del processo che si sta svolgendo in Corte d’Assise nella capitale.  Dopo l’arresto “mi hanno menato di brutto alla stazione e mi hanno detto che mi avrebbero dato quarant’anni se non gli davo la password del mio telefono” racconta Elder arrestato, insieme al connazionale Gabriel Natale Hjort, per l’omicidio del carabinieri di 35 anni, ucciso con ben 11 coltellate.

Elder racconta poi quello che è accaduto la notte dell’omicidio: “Eravamo rivolti verso l’altra direzione e loro stavano, avvicinandosi di soppiatto per arrivare dietro di noi e poi mi sono girato e l’ho visto tipo a un metro da me e poi mi ha placcato”, dice il californiano. ”Siamo andati giù e lui mi è salito sopra e mi ha dato qualche pugno e poi ha iniziato a strangolarmi ed ecco perché ho tirato fuori il mio coltello. L’ho accoltellato tipo, due volte nella pancia e quello – dice ancora – non ha aiutato molto perché sembrava solo restare qui e quindi ho semplicemente continuato a pugnalare e poi una volta che ha smesso una volta che mi ha lasciato il collo me lo sono buttato via di dosso e son scappato”.