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“Oggi portiamo con noi le reliquie dei santi e guai a pensarle come frammenti di passato: sono schegge di Vangelo vissuto, ferite luminose, vite che gridano ancora e tra queste vite c’è quella del nostro amato martire Gennaro, non un santino da esibire ma un uomo vero, che ha tremato, che ha sofferto, che ha attraversato la violenza senza lasciarsi contagiare dall’odio, un uomo che avrebbe potuto salvarsi e invece ha scelto di restare fedele all’amore”. Così l’arcivescovo di Napoli, cardinale Domenico Battaglia, in un passo dell’omelia per le celebrazioni di San Gennaro, nella Basilica di Santa Chiara.
    
Per questo – ha aggiunto – in nessun modo dobbiamo guardare al suo sangue come presagio di chissà quale segno superstizioso che racconta del futuro. Questo sangue, in qualsiasi sua forma, vuole dirci solo una cosa: fidati del Vangelo, mettiti al servizio dell’uomo e cammina scommettendo ogni cosa sull’amore fedele di Dio”. 
 
“Guardiamo il mondo e non possiamo fingere di non vedere il grido che sale dal Medio Oriente, dal Golfo, dalle ferite aperte dell’Ucraina, dai conflitti dimenticati che non fanno notizia ma continuano a divorare vite, sogni e futuro”. “È come – ha aggiunto – se l’umanità fosse partita verso la pace e poi si fosse fermata, smarrendo la strada, perdendo il coraggio, abituandosi alla guerra. E allora la domanda che ci brucia dentro è una sola: possiamo riprendere il cammino? Sì ma non con le parole – avverte -, con i passi, perché mentre il mondo si ferma noi camminiamo, mentre altri si armano noi camminiamo, mentre cresce la tentazione di alzare muri noi camminiamo, disarmati e proprio per questo pericolosi perché una pace disarmata è una pace che non si può controllare, è una pace che spiazza, che inquieta, che converte”.
L’arcivescovo prosegue: “Dobbiamo avere il coraggio di credere che la pace non si costruisce accumulando difese, non si custodisce con la minaccia, non si garantisce alimentando la paura. La pace nasce quando qualcuno ha il coraggio di disarmarsi, ma disarmarsi fa paura, molto più che armarsi perché è facile armarsi di parole dure, di giudizi, di sospetti, è facile costruire muri e chiamarli sicurezza, mentre disarmarsi significa esporsi, fidarsi, rischiare di essere feriti, amare quando non conviene”.
In un altro passaggio dell’omelia, il cardinale sottolinea: “La guerra non è solo nei telegiornali, la guerra abita i nostri cuori, si nasconde nelle parole che non diciamo ma pensiamo, si infiltra nei rapporti feriti, cresce nei rancori che custodiamo. Oggi allora non basta pregare per la pace nel mondo, sarebbe troppo facile: siamo chiamati a permettere alla pace di nascere dentro di noi perché non ci sarà mai pace fuori se non nasce prima dentro”.