Si sentiva la mancanza di qualcuno che per far parlare un po’ di sé insultasse Napoli e i napoletani: i soliti noti non si esprimono da un po’, ma per fortuna è arrivato Aldo Cazzullo, tuttologo del Corriere della Sera e telenarratore eccellente, a colmare la lacuna. Come tutti sapete, Cazzullo ha stroncato sul Corriere la canzone “Per sempre sì”, che ha trionfato a Sanremo, e il vincitore Sal da Vinci. A Cazzullo, il brano di Sal da Vinci non piace: neanche a me. O meglio, è l’esatto opposto della mia cultura musicale. Non comprerei il suo album, non la cerco sul web per ascoltarla. Detto ciò, la canzone, e da Vinci, sin dalla prima serata hanno trascinato il pubblico di Sanremo (ricordate la standing ovation che ha imbarazzato pure Carlo Conti?). Del resto, l’artista napoletano è tutt’altro che uno sconosciuto: basta ricordare il suo “Scugnizzi” per comprendere che parliamo di un protagonista dello spettacolo italiano. A Cazzullo non piace, ce ne saremmo fatti una ragione. Ma stavolta al sempre lucido opinionista è scappata la frizione: “Per sempre sì potrebbe essere la colonna sonora di un matrimonio della camorra”, ha scritto. Una frase dettata o da un pregiudizio, o dall’ignoranza della materia: entrambe le ipotesi sono molto gravi per un opinionista che scrive sul Corriere della Sera. Se si trattasse di pregiudizio, allora Cazzullo sarebbe indifendibile. Lui però nega: dice di amare “Napoli, i napoletani, la grande tradizione della canzone napoletana, portata in tutto il mondo dall’Orchestra italiana di Renzo Arbore, ma prima ancora elevata ai massimi livelli da Caruso, Tullio De Piscopo, Tony Esposito, la Nuova Compagnia di Canto Popolare di Eugenio Bennato, suo fratello Edoardo, James Senese. Amavo soprattutto”, sottolinea Cazzullo, “il più grande di tutti, Pino Daniele. Allo stesso modo amo il cinema di Totò e il teatro di Eduardo”. Scommetto che adora pure la pizza, la sfogliatella, il babà, il sole e il mare. Dunque, resta solo la strada dell’ignoranza (in materia, ovviamente). Ai matrimoni di camorra cantano spesso e volentieri neomelodici improvvisati, star di quartiere, le cui canzoni sono spesso e volentieri veri e propri omaggi a boss e picciotti, per non parlare dei video. Decine di inchieste hanno documentato il preoccupante fenomeno, che esiste ed è disgustoso. Cazzullo, evidentemente, non legge i giornali. Non si informa, neanche quando deve scrivere un articolo su una materia così delicata. Sal da Vinci, rispetto a questi personaggi, sta su un altro pianeta. Nel testo di “Per sempre sì” non c’è una sola strofa che non parli di amore. Banale? Magari sì, ma che c’entra la camorra? Niente di niente. La canzone verrà cantata, e non esagero, in decine di migliaia di matrimoni, a Napoli e in tutta Italia: matrimoni di giudici, avvocati, poliziotti, studenti, commercianti, professionisti, politici, medici, venditori di frutta, ambulanti, miliardari e poveri cristi. E pure ai matrimoni dei giornalisti. Magari, Cazzullo si troverà a partecipare, prima o poi, a una festa di nozze di un amico, un’amica, un parente, un collega: che farà quando i musicisti intoneranno “Per sempre sì?”. Urlerà: “Siete tutti camorristi!” e se ne andrà di corsa? Chi lo sa: magari, prima di allontanarsi sdegnato, aspetterà il dolce.
Che farà Cazzullo se a un matrimonio al quale è invitato verrà cantata Per sempre sì di Sal da Vinci? Scapperà urlando “siete tutti camorristi” o aspetterà il dolce?
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