Raffica di condanne al processo davanti alla VII sezione penale del tribunale di Napoli che ha visto imputati, tra gli altri, i componenti della famiglia Moccia, ritenuta dalla Dda di Napoli una organizzazione criminale con una spiccata vocazione imprenditoriale. Nella lunga lista di reati contestati dagli inquirenti, tra gli altri, l’associazione a delinquere aggravata dalle finalità mafiose e la corruzione.
Pesanti le condanne nei confronti dei fratelli Moccia: Angelo Moccia 24 anni, Luigi Moccia 21 anni, Antonio Moccia 30 anni che però sono stati anche assolti da alcuni capi d’accusa.
La sentenza, nell’aula 114, è giunta dopo una camera di consiglio durata quattro giorni, tenuta in una sede esterna al tribunale, la caserma Diaz. Il processo, particolarmente travagliato, vede imputate 43 persone (all’inizio erano 44 ma durante il dibattimento si è registrato un decesso).
Il processo prese inizio nell’ottobre 2022 nel tribunale di Napoli Nord, poi trasferito a Napoli per competenza, su richiesta difensori: di fatto l’istruttoria è però iniziata a giugno 2023. Il collegio difensivo dei fratelli Moccia chiese l’escussione di ben mille testi e dopo la scarcerazione per decorrenza dei termini di una quindicina di imputati, tra cui i Moccia, il procuratore di Napoli Nicola Gratteri si presentò in aula indossando la toga e affiancandosi ai pm (Ida Teresi e Ivana Fulco).
Il gesto del magistrato spinse gli avvocati alla protesta. Tra gli imputati anche Filippo Iazzetta (21 anni), Francesco Favella, Benito Zanfardino, Francesco di Sarno e Pasquale Credendino. Per le contestazioni riguardanti gli appalti Rfi, gli imprenditori Vincenzo Tucci, Francesco Pirozzi e Ciro Ferone.
Imponente il servizio di sicurezza nell’aula 114, piena all’inverosimle, coordinato dal commissariato del Palazzo di Giustizia, diretto da Carmine Scognamiglio. Presente un presidio dell’arma dei carabinieri a tutela del collegio giudicante. Disposto anche il sequestro, finalizzato alla confisca, di una lunga serie di beni.


















