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Un pulsante nascosto, una mattonella del bagno che si sposta e una botola segreta a fare da scudo al suo rifugio sotterraneo: è finita così, dopo appena venti giorni, la latitanza di Valentino Gionta jr, rampollo 35enne dello storico clan di Torre Annunziata fondato negli anni Ottanta dall’omonimo nonno.

Il boss è stato stanato nel cuore della notte dagli agenti della Squadra Mobile di Napoli e del Commissariato di Torre Annunziata. Era diventato uccel di bosco sfuggendo al blitz della Polizia messo a segno nella notte tra il 4 e il 5 ottobre 2026. Quando i poliziotti hanno scoperto il passaggio segreto, il nipote del padrino si trovava rannicchiato all’interno del vano blindato dove, per ammazzare il tempo, cercava di distrarsi giocando con una consolle per videogiochi.

Gionta jr era il decimo destinatario dell’ordinanza di custodia cautelare emessa nell’ambito dell’inchiesta sulla violenta faida esplosa tra le nuove leve del clan Gionta e il gruppo emergente dell'”IV Sistema”, attivo nel rione Penniniello. Il provvedimento arriva a completamento dell’operazione che lo scorso 5 ottobre aveva già portato sette persone in carcere e due agli arresti domiciliari.

L’escalation criminale trae origine dagli scontri scoppiati nel maggio 2025 nei pressi di un centro commerciale locale, dove una ventina di esponenti dell’IV Sistema aggredì alcuni giovani legati ai Gionta per aver “invaso” il loro territorio. Quell’episodio scatenò la reazione immediata ordinata dallo stesso Gionta jr, sfociata in una “stesa” a colpi d’arma da fuoco all’interno della roccaforte rivale. Gli indagati devono rispondere, a vario titolo, dei reati di rissa, rapina, violenza privata, pubblica intimidazione, detenzione e porto illegale di armi da sparo, tutti aggravati dal metodo mafioso.

Proprio pochi giorni in occasione dell’anniversario dell’uccisione del giornalista Giancarlo Siani, Carmela Gionta, sorella del boss ergastolano Valentino e zia dell’ex latitante arrestato oggi, aveva attaccato via social don Ciro Cozzolino (sacerdote impegnato con Libera) dopo che quest’ultimo aveva ricordato il cronista de Il Mattino, arrivando a storpiarne il cognome per sminuirne la figura. Risposta piccata e ferma del parroco.