Per alcune ore hanno occupato lo spazio del Museo del Tesoro di San Gennaro in via Duomo: sono gli abitanti del palazzo occupato di Piazza Miraglia, oggi a rischio sgombero per il progetto di costruzione di uno studentato realizzato anche con i fondi di Cassa Depositi e Prestiti. Le famiglie della struttura “Zia Ada occupata” hanno ricevuto il sostegno dei collettivi studenteschi e della Rete per il diritto all’abitare, radunandosi a pochi passi da via Duomo per chiedere all’arcivescovo Don Mimmo Battaglia di intervenire e fermare gli sfratti, alcuni dei quali già programmati.
La struttura è di proprietà di un ordine religioso, quello dei “Servi di Maria”, che già in passato aveva provato più volte a sgomberare l’immobile, occupato originariamente nel 2014 da un gruppo del collettivo “Magnammece ‘o pesone”, una delle prime reti per il diritto all’abitare attiva a Napoli e rimasto vuoto per anni prima della riqualificazione dal basso. Negli anni lo spazio è stato al centro dell’attenzione con pressioni da parte dei proprietari, i cui interessi vengono gestiti da un imprenditore già attivo nel settore della ricezione turistica con case vacanze e b&b nel centro storico. I tentativi di liberare lo stabile si sono sempre arenati, nonostante la disponibilità degli occupanti a lasciare la struttura a fronte di una proposta di sistemazione alternativa; tuttavia, né il Comune né i proprietari sono riusciti finora a trovare soluzioni dignitose e percorribili.
A vivere nel palazzo ci sono soggetti sociali molto fragili: persone in difficoltà economica, con problemi di salute e precari, messi alle strette da un mercato immobiliare cittadino ormai impazzito. Come spiega l’attivista Alfonso De Vito, “qui siamo nel centro di Napoli, secondo i dati del Comune si tratta della Municipalità più spopolata della città, dove gli abitanti sono andati via e hanno lasciato le case ai turisti. Napoli oggi è la prima città in Italia per acquisto di interi palazzi ad uso investimento, e questo sta impattando enormemente sulla cittadinanza”.
Al posto delle abitazioni attuali di Piazza Miraglia sorgerà dunque uno studentato privato, rientrante nel piano nazionale promosso dal Governo che ha aperto il settore dell’accoglienza degli studenti fuori sede alla speculazione dei privati. Il meccanismo prevede che il 70% dei posti venga immesso nel mercato privato, mentre solo il 30% sia destinato agli studenti beneficiari di misure di welfare universitario, e per giunta con un vincolo temporale limitato a 12 anni. Passato quel termine, il privato si ritroverà in mano una struttura ricettiva di pregio nel cuore del centro storico, ristrutturata con soldi pubblici e pronta a operare a pieno regime.
Una contraddizione evidenziata con forza dagli occupanti e dai collettivi: “Insieme ad altri senza tetto, vivono in questo immobile da anni. È programmato nelle prossime settimane uno sgombero di queste famiglie per favorire la realizzazione di uno studentato privato, fatto coi fondi del PNRR, coi fondi pubblici. È l’ultimo scandalo che è stato denunciato anche dalle organizzazioni studentesche, perché questi studentati fatti coi fondi pubblici affittano le stanze a 650 euro al mese di media”. Le stime confermano che la media dei posti letto negli studentati privati già attivi a Napoli va dai 630 ai 700 euro mensili, cifre a cui vanno aggiunte utenze e servizi che portano il budget annuo per una singola stanza a circa 11 mila euro.
E denunciano i residenti: “Abbiamo chiesto al cardinale Battaglia una mediazione in cui si è impegnato circa due settimane fa, ma non abbiamo avuto riscontri. E invece queste famiglie, questi ragazzini, le loro vite, hanno diritto a una risposta, perché tutti questi beni che sono stati donati a scopo sociale non possono essere semplicemente utilizzati per operazioni speculative dei palazzinari. Se vogliono farlo, non devono essere i poveri a pagare il prezzo di una città attualmente asfissiata dalla turistificazione e dagli affitti turistici senza regole; per queste famiglie e per queste persone trovare una casa nella nostra città, da soli, è praticamente impossibile”.
Intanto un’altra protesta ha riguardato Carlo, 76 anni e con gravi problemi di salute che rischia lo sfratto dopo quarant’anni dal suo appartamento nel rione Materdei, di proprietà dei Frati Minori Francescani. Dieci giorni fa l’uomo si è incatenato all’altare della Basilica di Santa Chiara con il supporto dei movimenti per il diritto all’abitare. Dopo la mobilitazione, i legali dei frati hanno promesso lo stop allo sfratto entro novembre 2026, sebbene gli attivisti mantengano alta la guardia.


















