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Sui dragaggi in corso a Bagnoli, lo scorso 8 luglio l’Asl Napoli 1 invocava chiarimenti da Struttura commissariale e Invitalia. A fine mese c’è la risposta del Commissariato di governo. Una replica a muso duro, in cui ogni dubbio riceve secca smentita. All’iniziativa seguono le puntualizzazioni di Gennaro Esposito, il consigliere comunale autore del primo sollecito all’Asl, sulla scorta di alcune circostanze. Tra queste, un video sulle operazioni di dragaggio, in cui si sollevano perplessità circa le modalità esecutive. Ed anche gli studi del geochimico Benedetto De Vivo, già consulente della Procura di Napoli.

COSA CHIEDEVA L’ASL NAPOLI

La nota trasmessa dall’azienda sanitaria chiedeva di documentare due aspetti delle operazioni in atto. Il primo: una relazione “che dimostri la conformità delle attività di dragaggio in corso al progetto approvato, con particolare riguardo alle modalità di scavo ed alla relativa strumentazione impiegata (tipologia di benna/draga), nonché ai dispositivi di mitigazione e contenimento della diffusione degli inquinanti e della torbidità (panne antitorbidità/silt curtain ed ogni ulteriore presidio prescritto)”. In particolare, si ipotizzavano anomalie nell’utilizzo della scavatrice, da cui sembrerebbe disperdersi materiale durante la risalita in superficie. Il secondo approfondimento riguardava gli esiti del piano monitoraggio della diffusione degli inquinanti, con indicazione dei parametri controllati, oltre ad eventuali superamenti riscontrati rispetto ai valori di riferimento.

LA RISPOSTA DELLA STRUTTURA COMMISSARIALE

Il riscontro della Struttura commissariale è firmato dal subcommissario Filippo De Rossi e dal dirigente amministrativo Attilio Auricchio. Nel ribadire il rispetto della normativa vigente, si ricorda come le attività siano svolte in sinergia con gli enti competenti in materia ambientale, assicurando come sia garantito l’accesso di vigilanza alle aree di cantiere. La nota commissariale presenta alcuni allegati. Uno è redatto dalla Rti Deme Enviromental, aggiudicataria dei lavori in mare. Il documento tecnico precisa che l’escavo viene effettuato sempre all’interno di specchi acquei delimitati da scogliere, panne galleggianti e/o sistemi bubble screen. Questi ultimi sono sempre in funzione durante le operazioni. L’obiettivo delle barriere fisiche è di impedire ogni potenziale dispersione all’esterno di particelle in fase di rimozione. Sulle modalità esecutiva, si sottolinea che gli interventi sono stati preceduti da un test pilota a fine marzo scorso, presenti gli enti di controllo. Si rivendica inoltre che, a più di 3 mesi dall’avvio delle attività, il monitoraggio ambientale dell’Arpac non ha “evidenziato alcun tipo di criticità”. Questo né riguardo i superamenti della torbidità correlati a fenomeni di dispersione, né in riferimento ad alterazioni o peggioramenti della qualità chimica delle acque marine. Si allegano i verbali sui rilevamenti di torbidità (21 e 27 maggio 2027) e del campionamento sulle acque (24 marzo). Nella chiosa, la Struttura commissariale avverte che “resta impregiudicata ogni valutazione nelle sedi competenti”, in merito alle affermazioni di Esposito. A detta del commissariato di governo, sarebbero state “acriticamente riportate” nella nota dell’Asl.

ESPOSITO CONTROREPLICA

Il consigliere comunale non si limita a constatare la risposta, ma prova a rilanciare. In una nota, Esposito chiede un’integrazione del monitoraggio ambientale. Non prima di una annotazione. Sul sito di Invitalia, soggetto attuatore dei lavori, evidenzia la presenza della relazione finale del progetto Abbaco. Si tratta di una ricerca coordinata dalla Stazione Zoologica Anton Dohrn, nel 2019, finalizzata al restauro ambientale del Sin Bagnoli-Coroglio. “Emerge che – ricorda Esposito – le attività di caratterizzazione ambientale dei fondali hanno evidenziato la presenza di molteplici contaminanti nei sedimenti marini, fra cui metalli pesanti, IPA, PCB, diossine, furani, composti organostannici (MBT, DBT e TBT), pesticidi organoclorurati e altri contaminanti persistenti di origine industriale”. Secondo il consigliere, “dall’esame delle relazioni Arpac scaricate dal sito”, risulterebbe invece, “che le campagne di controllo sono state incentrate prevalentemente sul monitoraggio della torbidità, dei principali parametri fisico-chimici della colonna d’acqua e, in alcune campagne, su metalli, IPA e idrocarburi”. All’opposto, non sarebbero “tuttavia espressamente monitorati contaminanti quali: PCB e PCB diossina-simili; Diossine (PCDD); Furani (PCDF); Composti organostannici quali Monobutilstagno, Dibutilstagno e Tributilstagno (MBT, DBT e TBT); Pesticidi organoclorurati già individuati nelle indagini Abbaco“.

Esposito rimarca pure “che l’attuale fase di dragaggio comporta la movimentazione di sedimenti storicamente contaminati”. E per loro natura, “alcune delle sostanze sopra indicate sono caratterizzate da elevata persistenza ambientale, capacità di bioaccumulo e rilevanza tossicologica”. In breve, pur prendendo atto di quanto rappresentato dalla Struttura commissariale, il consigliere ritiene “opportuna l’estensione delle attività di controllo anche ai contaminanti” individuati da Abbaco. In aggiunta, Esposito cita una pubblicazione di De Vivo, dove si parla di “superamenti dei limiti normativi per IPA e PCB fino a ordini di grandezza di 100-1000 volte nelle aree più contaminate” della Baia di Bagnoli. “Dall’esame delle relazioni Arpac ad oggi pubblicate – sostiene – non è infatti possibile comprendere con sufficiente chiarezza se i campionamenti della colonna d’acqua e i prelievi eseguiti alle diverse profondità siano stati effettuati durante le effettive operazioni di escavo e movimentazione dei sedimenti ovvero in momenti nei quali le attività di dragaggio risultavano temporaneamente sospese”.