In occasione della festa della mamma, il Garante campano dei detenuti, Samuele Ciambriello, ha visitato la sezione femminile della casa circondariale di Napoli Secondigliano, incontrando le donne detenute.
In Italia, su 64.436 detenuti, 2.844 sono donne. In Campania, su 7.807 detenuti, le donne sono 396, di cui 52 straniere. Presso la struttura di Secondigliano sono attualmente presenti 127 detenute: 23 sono ammesse al lavoro esterno ai sensi dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario e, nella giornata odierna, 13 erano impegnate in attività lavorative fuori dall’istituto.
Dal 20 maggio 2024, a causa degli eventi sismici, è stato chiuso il carcere femminile di Pozzuoli ed è stata aperta una sezione femminile a Secondigliano.
All’uscita dal carcere, Ciambriello ha così commentato la visita: “Ho incontrato tante mamme detenute che, per questa domenica speciale, stavano preparando piatti della tradizione e sapori di casa: genovese, ragù, sugo, melanzane, salsicce e molte altre pietanze. Una detenuta romena stava cucinando polpette secondo la ricetta della propria tradizione, portando tra quelle mura un pezzo della sua terra, della sua storia e dei suoi affetti. La sua compagna di stanza ha preparato anche una torta al cioccolato, mentre un’altra detenuta ha realizzato un Danubio, gentilmente offerto ai presenti. Gesti semplici, ma ricchi di dignità, umanità e condivisione. Si stavano svolgendo, inoltre, i colloqui premiali, momenti preziosi di incontro, relazione e affettività, soprattutto in una giornata come questa. La maternità in carcere è una ferita silenziosa, ma anche una forza che resiste. L’ho vista nei volti, nei gesti, nei racconti e nei profumi di quei piatti preparati con cura. Essere madri non si sospende con la detenzione: resta un legame che attende, che soffre, che ama e che chiede di essere custodito”. “La detenzione – sottolinea il Garante – accentua la specificità di alcuni problemi: si pensi alla maggiore difficoltà nel gestire il distacco dai figli e ai sensi di colpa che ne derivano, traducendosi spesso in una minore adattabilità alla detenzione e in una maggiore tendenza a depressione, ansia e malattie psicosomatiche. Purtroppo, da due anni, con la chiusura di Pozzuoli, in Campania non esiste più un’articolazione dedicata esclusivamente alla tutela della salute mentale femminile”.
In Italia, su 64.436 detenuti, 2.844 sono donne. In Campania, su 7.807 detenuti, le donne sono 396, di cui 52 straniere. Presso la struttura di Secondigliano sono attualmente presenti 127 detenute: 23 sono ammesse al lavoro esterno ai sensi dell’articolo 21 dell’ordinamento penitenziario e, nella giornata odierna, 13 erano impegnate in attività lavorative fuori dall’istituto.
Dal 20 maggio 2024, a causa degli eventi sismici, è stato chiuso il carcere femminile di Pozzuoli ed è stata aperta una sezione femminile a Secondigliano.
All’uscita dal carcere, Ciambriello ha così commentato la visita: “Ho incontrato tante mamme detenute che, per questa domenica speciale, stavano preparando piatti della tradizione e sapori di casa: genovese, ragù, sugo, melanzane, salsicce e molte altre pietanze. Una detenuta romena stava cucinando polpette secondo la ricetta della propria tradizione, portando tra quelle mura un pezzo della sua terra, della sua storia e dei suoi affetti. La sua compagna di stanza ha preparato anche una torta al cioccolato, mentre un’altra detenuta ha realizzato un Danubio, gentilmente offerto ai presenti. Gesti semplici, ma ricchi di dignità, umanità e condivisione. Si stavano svolgendo, inoltre, i colloqui premiali, momenti preziosi di incontro, relazione e affettività, soprattutto in una giornata come questa. La maternità in carcere è una ferita silenziosa, ma anche una forza che resiste. L’ho vista nei volti, nei gesti, nei racconti e nei profumi di quei piatti preparati con cura. Essere madri non si sospende con la detenzione: resta un legame che attende, che soffre, che ama e che chiede di essere custodito”. “La detenzione – sottolinea il Garante – accentua la specificità di alcuni problemi: si pensi alla maggiore difficoltà nel gestire il distacco dai figli e ai sensi di colpa che ne derivano, traducendosi spesso in una minore adattabilità alla detenzione e in una maggiore tendenza a depressione, ansia e malattie psicosomatiche. Purtroppo, da due anni, con la chiusura di Pozzuoli, in Campania non esiste più un’articolazione dedicata esclusivamente alla tutela della salute mentale femminile”.




















