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“Il mio messaggio ai giovani è di non avere paura di essere arrabbiati, bisogna canalizzare la propria rabbia e il proprio disappunto e utilizzare quella rabbia per riprendersi ciò che di diritto spetta alle nuove generazioni”. Lo dice l’attivista svedese Greta Thunberg, in conferenza stampa a Napoli a margine di un appuntamento dal titolo “Contro militarismo e genocidio, per un manifesto di resistenza e libertà nel Mediterraneo”, organizzato nell’ambito del Marea Village al Parco San Laise, ex base Nato.
“La mia generazione – prosegue l’ambientalista – ha visto in prima persona gli effetti di quello che accade dal punto di vista climatico e ambientale ma si è sentita dire, da chi ha provocato quei disagi e problemi, che bisognava costruirsi un futuro. In quel momento, chi diceva questa cosa, il futuro lo stava rubando”.

“Mi sono resa conto che questo è un territorio dove le industrie continuano a contaminare il territorio: vedo Bagnoli come un campo di battaglia dove la guerra contro la sostenibilità ecologica è in realtà una guerra contro il pensiero e la popolazione locale che vorrebbe imporre un’idea ambientalista” ha proseguito  l’attivista svedese Greta Thunberg, intervenuta a margine di un appuntamento dal titolo “la cosa di maggiore impatto per me è come la comunità locale resiste e porta avanti la battaglia per riprendersi ciò che è suo di diritto, la terra, la salute, la possibilità di usufruire del territorio e in particolare della costa”, spiega l’attivista, nota in tutto il mondo per le sue battaglie e alla sua prima prima visita nel capoluogo campano.

Per Thunberg “le industrie hanno un ruolo fondamentale nel portare avanti logiche pervasive di distruzione del territorio e della salute delle persone” e “questa situazione prova che le grandi compagnie, non solo inquinano e distruggono il territorio, ma vanno contro la popolazione di cui fanno parte per mettere al primo posto il profitto e la possibilità di mantenere il proprio potere intatto”.

“Quello che è chiaro è che la città e l’area non sono pronte ad affrontare il cambiamento climatico. Bisognerebbe rendersi conto che questa non è una novità o un caso isolato, le condizioni non faranno che peggiorare e quindi la città dovrà armarsi per affrontare questa problematica”. “La questione del cambiamento climatico – spiega l’ambientalista – deve essere assolutamente affrontata attraverso una prospettiva olistica e sociale, ma soprattutto ci dobbiamo domandare: se le persone non hanno gli strumenti adatti, come possono agire? Le grandi aziende – prosegue Thunberg – creano la maggior parte dell’inquinamento e poi si deresponsabilizzano completamente dai danni che hanno provocato dicendo che la popolazione deve trovare le soluzioni ai problemi, ma al tempo stesso non offrono nessuna risorsa, strumento e metodologia per affrontare quei problemi”.