Ci sono vite capaci di farsi manifesto, di tradurre la complessità dei codici giuridici nel linguaggio universale del riscatto sociale. Quella di Rosa Criscuolo appartiene indubbiamente a questa rara categoria. Attivista instancabile, giurista rigorosa e voce autorevole nel panorama della difesa dei diritti civili, la Criscuolo ieri è stata tra le grandi protagoniste della ventiduesima edizione del Premio Malafemmena che si è svolto ieri al Teatro Bolivar di Napoli. Un riconoscimento che non è soltanto un tributo alla sua straordinaria traiettoria professionale, ma un suggello alla sua capacità di incarnare i valori di solidarietà, coraggio culturale ed empatia profonda che da sempre definiscono l’anima più autentica di Napoli.
Il premio, ideato e promosso dalla giornalista Barbara Carere e dall’ex calciatore Giuseppe Della Corte, gode del prestigioso patrocinio dell’Assessorato al Turismo e alle Attività Produttive del Comune di Napoli. Nel nome immortale di Antonio de Curtis, il Principe Totò, la kermesse si propone da oltre vent’anni di celebrare quelle personalità che hanno saputo onorare e rafforzare il legame con il territorio partenopeo, esportandone la cultura, lo spessore e la profonda umanità. E quest’anno, nel declinare la memoria storica con la contemporaneità più urgente, la scelta di premiare Rosa Criscuolo assume un significato politico e civile di altissimo profilo.
Radicata nel tessuto sociale della Campania, la traiettoria di Rosa Criscuolo si è sviluppata lungo una direttrice internazionale e di profondo spessore accademico. Dopo la Laurea in Giurisprudenza alla Federico II, Rosa Criscuolo è stata impegnata per molti anni in attività e battaglie sociali importanti; successivamente, il suo percorso l’ha condotta fino al Consiglio d’Europa e a Londra, dove ha operato nell’ambito dei diritti umani collaborando con associazioni di riferimento del panorama europeo, tra cui AICEM UK.
In quel contesto d’avanguardia si è occupata in prima linea di flussi migratori, pari opportunità e, soprattutto, di politiche strutturali di contrasto alla povertà. Esperienze transnazionali che non hanno mai reciso il cordone ombelicale con la sua terra, ma che hanno semmai fornito gli strumenti teorici e pratici per combattere, al suo rientro, le battaglie più difficili sul territorio nazionale.
Al centro dell’attivismo di Rosa Criscuolo vi è da sempre la strenua difesa degli ultimi, delle minoranze e di chi non ha voce. Iscritta indelebilmente negli annali delle sue battaglie è la lunga e appassionata militanza con l’Associazione Luca Coscioni, una trincea civile che l’ha vista in prima linea sui temi della democrazia delle cure, del testamento biologico e della dignità nel fine vita. Questioni etiche cruciali, affrontate sempre con il rigore della giurista e la sensibilità della militante. Accanto a ciò, il suo raggio d’azione si è esteso alla tutela dei diritti della comunità LGBT, alla drammatica realtà della popolazione detenuta e al sostegno instancabile alle vittime della camorra e ai sopravvissuti ai più dolorosi casi di malagiustizia. Da ultimo, ma non per importanza, il suo impegno si è tinto dei colori della solidarietà internazionale attraverso un’azione concreta a difesa del popolo ucraino e delle minoranze perseguitate.
Ma Rosa Criscuolo è anche una comunicatrice di straordinario talento. Capace di padroneggiare i linguaggi della contemporaneità, ha saputo declinare la sua vocazione civile in chiave editoriale, ideando, scrivendo e conducendo format televisivi di successo. Una capacità comunicativa messa interamente al servizio delle sue battaglie, nella convinzione che la difesa delle libertà e degli ultimi necessiti anche di una narrazione pop, accessibile e diffusa, capace di scuotere le coscienze dei telespettatori.
Il Premio Malafemmena 2026, l’unico riconoscimento dedicato ad Antonio de Curtis ufficialmente riconosciuto dalla famiglia De Curtis, si conferma così un osservatorio privilegiato sulle eccellenze italiane. Accanto a Rosa Criscuolo, la ventiduesima edizione che si è svolta ieri nel bellissimo Teatro Bolivar, ha visto sfilare sul palco grandi nomi dello spettacolo, dello sport e della cultura: dal cantante Briga; da Francesco Da Vinci ad Andrea Cioffi; dallo scrittore Francesco Palmieri alle attrici Antonella Prisco e Daniela Ioia, agli attori Franco Meledoni e Matteo Santorum, fino al coreografo Marcello Sacchetta e ai talenti Chiara Sernacchioli e Vincenzo Viscardi.
Come sottolineato dall’Assessora al Turismo Teresa Armato, l’iniziativa «arricchisce l’identità culturale della città ed è un potente veicolo di promozione turistica, capace di raccontare Napoli nella sua autenticità, nell’oggi e anche nel suo fascino senza tempo». Un plauso condiviso dall’organizzatrice Barbara Carere, fiera di un’edizione che proietta la napoletanità ben oltre i confini regionali, accogliendo e contaminando linguaggi diversi in un abbraccio ideale che unisce memoria, arte e impegno sociale.



















