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Questo Studio ha cercato il dialogo. Lo ha cercato con la proposta originaria. Lo ha cercato con la seconda PEC a scadenza del termine. Lo ha cercato con la richiesta del 24 marzo. In tre occasioni documentate, l’Azienda non ha risposto. Non è questa difesa a dover giustificare la propria condotta”. Lo scrive, in una nota diffusa nel pomeriggio, l’avv. Francesco Petruzzi, difensore della famiglia Caliendo-Mercolino, replicando a quanto affermato dall’Azienda ospedaliera dei Colli in relazione alla richiesta avanzata di una “legittima proposta di bonario componimento in sede stragiudiziale della componente risarcitoria della vicenda” della morte del piccolo Domenico.
Ciò che questa difesa ha scelto di rendere pubblico, decorso inutilmente il termine assegnato, non è il contenuto della proposta: è il silenzio dell’Azienda. È stata la stessa Azienda, nella nota odierna, a violare unilateralmente il vincolo di riservatezza che ora invoca, rendendo pubblicamente noti quantum richiesto, data di ricezione e qualificazione negoziale della comunicazione. Il vincolo di riservatezza è stato infranto dal Monaldi, non da questa difesa. La ricostruzione cronologica offerta dall’Azienda è inesatta e va rettificata”, aggiunge il legale.

“Ci risulta che tra i medici del comitato valutazione sinistri, deputato a vagliare la nostra proposta di accordo stragiudiziale, figura il consulente di parte di uno dei sette medici indagati: ci chiediamo se sia opportuno o meno che ricopra tale incarico”. E’ quanto rende noto all’ANSA l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo-Marcolino.
Tornando alla richiesta di accordo formulata all’ospedale Monaldi, Petruzzi spiega che “la relazione del comitato valutazione sinistri, redatta dall’avvocato Rita Castaldi, è a disposizione della direzione del Monaldi dal 10 marzo scorso: ciononostante nessuna risposta ci è pervenuta, malgrado la nostra richiesta di accordo stragiudiziale sia datata 5 marzo”.
Abbiamo atteso che venissero celebrati i funerali – spiega il professionista – prima di inoltrare quella richiesta; abbiamo atteso la scadenza dei termini prima di inviare una nuova pec, anche questa rimasta senza risposta. E quando ci siamo messi in contatto con l’avvocato Castaldi a cui abbiamo chiesto lumi, ci è stato risposto che il comitato aveva concluso il proprio lavoro e che spettava alla direzione fare il prossimo passo”.
“Ogni dichiarazione resa dal nostro avvocato – conclude Patrizia Marcolino, mamma del piccolo Domenico – è sempre dai noi richiesta e condivisa”.