Benevento il Comune campano più virtuoso, con 5.330,93 euro recuperati. Napoli, il secondo, appena 834,14 euro. Sono le amministrazioni comunali che hanno collaborato con l’Agenzia delle entrate, nella lotta all’evasione/elusione fiscale. Per legge, le segnalazioni al Fisco fruttano agli enti locali un importo economico del 50% di quanto accertato. Uno studio della Uil, su dati del Viminale, ricostruisce le somme spettanti per quanto riscosso nel 2024, ed erogato nel 2025. E il recupero si traduce in somme minime, forse insufficienti perfino a riparare una buca stradale. Il fenomeno è nazionale. L’importo complessivo recuperato è pari a 2.508.439,46 euro, su una stima totale di circa 25 miliardi di euro – il magazzino dei crediti fiscali locali -, secondo elaborazioni preparatorie alla legge di bilancio 2025. A disposizione dei comuni ci sarebbero stati 12,5 miliardi, ma l’incasso è di circa lo “0,02 % di quanto potenzialmente recuperabile dalle amministrazioni locali“, avverte il sindacato.
In provincia di Napoli, troviamo anche il comune ischitano di Forio (368 euro), Pozzuoli (365) e Piano di Sorrento (50). Nel Salernitano Eboli (300 euro), Vallo della Lucania (32,50) e Moio della Civitella (25). “Dopo oltre un decennio dall’introduzione degli strumenti per coinvolgere le amministrazioni comunali nel contrasto all’evasione fiscale – rileva la Uil -, l’effettivo contributo dei Comuni è ancora un’eccezione anziché una componente strutturale delle politiche di compliance e di equità fiscale”. La normativa attrribuisce ai Comuni una quota incentivante delle maggiori somme riscosse, anche a titolo non definitivo, relative ai tributi erariali. La quota di compartecipazione era in origine elevata fino al 100%. Ma dal 2022 è tornata al 50% delle somme riscosse. Nulla in grado, comunque, di ottenere risultati efficaci. “Nella stragrande maggioranza dei casi – sottolinea l’organizzazione sindacale- l’ammontare recuperato è pari a zero o a poche decine di euro. In alcuni comuni, le cifre sono nell’ordine delle decine di migliaia, ma in rapporto alla popolazione risultano irrisorie. Solo a titolo di esempio, colpisce che a Roma, la capitale, si registrino solo 10.145 euro o che in tutta la Lombardia, la regione più popolosa, siamo a poco più di un milione”.
A detta della Uil, le ragioni del flop sono articolate. “Ciò avviene a causa della carenza di personale qualificato – spiega il sindacato -, della ridotta capacità amministrativa e della complessità delle procedure. Tutti fattori che incidono in modo determinante sulla possibilità di partecipare attivamente alle attività di segnalazione e accertamento. Inoltre, molti crediti risultano difficilmente esigibili, soggetti a contenziosi o caratterizzati da tempi molto lunghi di recupero, compromettendo le capacità di riscossione”. A questo si aggiungono poi i vincoli contabili, “che obbligano gli enti ad accantonare quote consistenti delle somme accertate nei fondi di garanzia previsti dalla normativa”. Per il segretario confederale Uil, Santo Biondo, per invertire il trend occorrono “un rafforzamento degli uffici tributi, maggiori investimenti nelle competenze professionali, nella digitalizzazione e nella gestione associata delle funzioni, oltre a un supporto tecnico-operativo continuo da parte dell’Agenzia delle Entrate e delle altre amministrazioni competenti”. Questo perché “il contrasto all’evasione fiscale richiede oggi professionalità sempre più avanzate”.
















