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di Arnaldo Capezzuto
Napoli e la sua ampia area metropolitana sembrano fuori controllo. Risse, criminalità di strada e fatti di camorra non accennano a diminuire, nonostante le “zone rosse” tanto strombazzate a favore di telecamera e istituite un po’ ovunque. Misure rivelatesi inefficaci alla prova dei fatti, come denunciato da più parti: mancano un vero coordinamento e una copertura oraria capillare dei territori da parte delle forze dell’ordine. In pratica, un disastro che, per sensibilità istituzionale, dovrebbe spingere a qualche lettera di dimissioni. Così non è, purtroppo.

​I numeri sono da allarme rosso: dall’inizio dell’anno (in soli nove mesi) si sono registrati oltre 150 episodi di violenza grave con feriti, accoltellati e sparatorie solo nei quartieri di Napoli. L’ultimo grave episodio è stato denunciato in esclusiva da Anteprima24: una rissa a piazza Vanvitelli nella notte di sabato, dove un padre, nel tentare di difendere le figlie da un’aggressione, è stato circondato dal branco, picchiato brutalmente e persino investito da un mezzo dell’Asia. Un fatto gravissimo accaduto al Vomero, ex “quartiere bene” della città, preceduto solo qualche giorno prima da tre stese armate a Fuorigrotta, Forcella e Pianura e da una dozzina di feriti tra colpi di arma da fuoco e accoltellamenti.

​Baby gang, clan, gruppi emergenti: cosa sta accadendo? Siamo destinati a vivere in un eterno Far West? Perché tanta violenza urbana?

​”Ai problemi storici di una metropoli complessa come Napoli e il suo hinterland registriamo un dato in linea con altre grandi città: il parziale scivolamento del ceto medio. Non costituisce più un argine all’avanzare dei barbari. È come se avesse rinunciato alla sua funzione, tendendo ad allinearsi verso il basso e rafforzando fenomeni che spesso sfociano in fatti di criminalità urbana”. Lo dice Raffaele Russo, criminologo e studioso delle organizzazioni criminali, in un colloquio con Anteprima24.it.

​”Partiamo da un punto: uno dei problemi più gravi, come ha denunciato nei giorni scorsi il procuratore aggiunto della Procura della Repubblica di Napoli e coordinatore della I Sezione della DDA di Napoli, è la scarsa efficacia delle pene nel contrastare la criminalità. Il messaggio sociale è devastante: per qualsiasi reato commesso, piccolo o grande, la sanzione finale verrà sempre alleggerita da sconti, sotterfugi e comfort, come accade nelle carceri con la disponibilità dei telefoni per impartire direttive e ordini”.

​Lo scenario è tetro. Allora, cosa fare?

​”Bisogna lavorare sui ragazzi, sui deficit educativi, prolungare l’orario delle scuole, mettere in campo progetti veri e misurarne l’efficacia, entrare nelle famiglie e capire cosa accade tra le quattro mura di casa”, sottolinea il criminologo. “Il disagio giovanile dev’essere assorbito dando un senso e dei valori a intere generazioni, attualmente allo sbando”.

​”In contesti difficili come quello di Napoli, i diversi fenomeni si sommano”, evidenzia Raffaele Russo. “Possono avvenire saldature tra il disagio giovanile, la rabbia violenta e gli emergenti dei clan. Un miscuglio che potrebbe far sprofondare la città — come nei fatti sta avvenendo — in una sorta di Medioevo in cui l’unico linguaggio è l’esercizio incontrollato della violenza”.

​Come spezzare, dunque, questa spirale?

​”A parte la prevenzione, e quindi l’assunzione da parte delle istituzioni della responsabilità di sostenere ed educare le nuove generazioni, occorre avviare una stretta su due livelli: certezza della pena e un controllo del territorio vero ed efficace in questo momento di forte insicurezza”.

​E conclude con un auspicio: “Napoli e la sua ampia area metropolitana devono essere messe in sicurezza non solo con un’azione visibile ed efficace di prevenzione e contrasto da parte delle forze dell’ordine, ma anche con un piano inclusivo di sostegno ai ceti più deboli, perché la forbice delle disuguaglianze è ormai eticamente scandalosa”.