“Sono trascorsi quattro mesi dal 17 febbraio, giorno in cui è bruciato il Teatro Sannazaro. Qualcuno si è accorto che, oltre al teatro, sono andate a fuoco anche le nostre case?”. Così inizia un post sui social del comitato “Il Cratere di Chiaia”, costituito dai residenti lesi dall’incendio della storica sala napoletana. “I danni sono enormi – racconta il comitato -: sei appartamenti radicalmente danneggiati, oltre dieci famiglie costrette a lasciare le proprie case e quattro attività economiche costrette a fermarsi”. L’edificio ha ingresso in largo Sant’Orsola, e affaccia su via Chiaia come il teatro.
Spiega Benedetta Bovolin, referente del comitato, che “il Sannazaro non è adiacente al fabbricato, ma ne fa parte”. E quindi, una delle richieste dei residenti è di essere presenti ai tavoli istituzionali, perché “non possiamo non essere coinvolti nel progetto di ricostruzione”. Nel frattempo, “la situazione non è certo rosea per noi – precisa la signora Bovolin – e finora si è parlato molto del teatro, ma di noi residenti assai poco“. Il post del comitato descrive una condizione di invisibilità mista a disagio permanente. “Oggi, chi è tornato vive “tappato” in casa – si legge -. A distanza di quattro mesi, infatti, non c’è più fumo che esce dal cratere del teatro, ma c’è un olezzo persistente che impedisce di arieggiare i locali. Solo l’8 giugno i Vigili del Fuoco sono stati autorizzati ad accedere per cercare l’innesco del rogo, nel frattempo i nostri tecnici lavorano per monitorare la stabilità del palazzo“.
Per i lavori di messa in sicurezza, a carico del condominio, si stima servano centinaia di migliaia di euro. “Abbiamo chiesto, da subito – afferma il comitato -, un anticipo alla nostra assicurazione, come previsto dalla polizza, ma non abbiamo ancora ricevuto risposta”. L’istanza è ancora in fase di valutazione, in pratica. “Intanto a via Chiaia napoletani e turisti passeggiano – recita il post -, fanno acquisti e si siedono ai tavolini dei bar, ignari del dramma che si consuma all’interno del nostro palazzo giallo. Quanto altro tempo dovremo attendere per riprendere a vivere e tornare alla nostra normalità?”. La domanda cade nel vuoto. Ai napoletani, il comitato chiede un aiuto per “rompere il silenzio“. Ed è un messaggio alle istituzioni.

















