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Un’ondata di proteste, la pagina social del Comune di Napoli presa d’assalto. Suscita malumori diffusi la decisione di chiudere le scuole l”8 maggio, giorno della visita pastorale di Leone XIV in città. L’ordinanza sindacale ferma le lezioni su tutto il territorio cittadino. Non era cosi all’inizio. Una prima ordinanza limitava lo stop agli istituti di ogni ordine e grado delle Municipalità 1, 2 e 4. Quelle le cui strade  “interesserà principalmente” l’evento papale. Poi un successivo provvedimento del sindaco Gaetano Manfredi ha esteso la chiusura alle scuole di tutta Napoli. Anche nelle zone non toccate dagli spostamenti di Leone XIV. Dal testo, emerge il decisivo input del Comitato per l’Ordine e la Sicurezza Pubblica, tenuto in Prefettura il 5 maggio.

La scelta, però, lascia contrariate molte famiglie. Una presa di posizione si registra dalla Rete per la Sicurezza dei Minori e degli Adolescenti, fondata da genitori attivi sul fronte anti violenza e dell’educazione civica. L’ordinanza “lascia molte perplessità”, afferma l’organismo in un post. “Da anni – spiega la Rete per la Sicurezza – sentiamo ripetere che per contrastare la devianza giovanile servono più scuola, più tempo scuola, più presìdi educativi aperti nei territori. Si parla giustamente della necessità di tenere gli istituti aperti anche oltre l’orario ordinario, per offrire ai ragazzi luoghi di crescita, socialità e punti di riferimento stabili. Eppure, davanti a un grande evento cittadino, la prima soluzione individuata è chiudere proprio le scuole”.

Sulle ragioni della decisione, la Rete per la Sicurezza non ha dubbi: “Questo accade perché la coperta è corta. Inutile negarlo: mancano uomini, mezzi e risorse sufficienti per garantire insieme sicurezza, mobilità e continuità delle attività scolastiche”. E così, “per alleggerire il traffico e ridurre la pressione sul territorio – aggiunge il post-, si sceglie di fermare la formazione”. Il ragionamento dei della Rete è ad ampio raggio, non fermandosi al caso di specie. E la critica si proietta a una prassi ritenuta abituale. “Non si può continuare a gestire ogni emergenza – sostengono i genitori – comprimendo pezzi essenziali della vita cittadina. La scuola non dovrebbe mai essere considerata l’elemento sacrificabile dell’equilibrio urbano, ma il presidio da proteggere per primo. La sicurezza si costruisce anche garantendo normalità, presenza educativa e diritto allo studio. Non sospendendoli“. Ma l’appello resterà inascoltato.