A 24 ore dal rogo di via Brin, nel quartiere Poggioreale, all’interno dell’autoparcheggio-deposito King che ha distrutto dei mezzi Asia e merce cinese occorre capire cosa sia accaduto. La Procura di Napoli vuole vederci chiaro. L’area è stata posta sotto sequestro giudiziario; le indagini dovranno accertare la dinamica tecnica e l’origine dell’incendio.
La zona di Napoli Est è attentamente monitorata dagli investigatori. Meno di un mese fa, un violentissimo incendio ha distrutto un grande deposito logistico, sempre nel quartiere Poggioreale, propagandosi poi a un capannone adiacente. Anche in quel caso una gigantesca nube nera ha coperto il cielo della città. A inizio giugno, invece, nella zona industriale di Gianturco è divampato un altro incendio di ampie proporzioni all’interno di un capannone abbandonato, colmo di rifiuti stoccati illegalmente.
Nelle informative degli investigatori l’area Est (Gianturco, San Giovanni a Teduccio, Poggioreale) viene indicata come una zona ‘calda’, se non caldissima. Nel mirino del racket e delle estorsioni c’è la comunità cinese, storicamente bersaglio dei clan egemoni della camorra, in particolare i Mazzarella e, in passato, i Sarno. Nel tempo, la pressione criminale sui commercianti cinesi e sulle loro attività si è manifestata principalmente attraverso tre canali: il racket sui negozi e depositi di Gianturco, il racket delle bare e il riciclaggio.
Ovviamente l’area Est di Napoli non è sempre stata una zona a rischio: gli imprenditori cinesi sono stati i primi a insediarvi attività produttive, approfittando del processo di deindustrializzazione e di spopolamento del territorio. Hanno così creato un vero e proprio distretto dell’ingrosso, vantaggioso anche sotto il profilo logistico per la vicinanza ai depositi dei container provenienti dalla Cina.
Qualcosa, però, è cambiato. Molti grossisti e soci napoletani hanno abbassato le saracinesche e lasciato la zona. C’è un elevato rischio d’impresa legato alla crescente pressione estorsiva: le attività commerciali sono considerate una sorta di bancomat e sono soggette all’imposizione di svariati ‘servizi’ obbligatori.
Le voci, tuttavia, sfociano nel silenzio: nessuno parla. Solo una timida conferma è stata raccolta da Anteprima24 attraverso un commerciante. Più che altro uno sfogo malcelato, sfuggito alla rigida autocensura quando gli abbiamo chiesto se fosse a conoscenza dell’incendio al capannone di via Brin, ponendogli uno spunto provocatorio: “A via Brin hanno incendiato un altro capannone, li stanno attaccando, è una cosa incredibile”.
Questo è stato il commento sussurrato che abbiamo raccolto: “Noi siamo scappati e non voglio aggiungere altro. Non posso dire nulla, non voglio parlare. Noi siamo scappati. Abbiamo dovuto chiudere e cambiare zona”.


















