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Una sentenza spartiacque in tema di responsabilità sanitaria resa nota oggi.
Il Tribunale di Napoli Nord, con la decisione n. 1991/2026 dell’8 giugno, ha riconosciuto in modo pieno il legame affettivo con il nascituro e la gravità della condotta negligente che ha portato alla morte endouterina di una bambina a gravidanza ormai a termine.

Ci sono voluti quattro anni per conquistare quella gravidanza. Quattro anni di tentativi, attese e speranze. Una gioia immensa, arrivata finalmente a termine, con il parto già programmato e una cameretta pronta ad accogliere la nuova vita.
Poi la tragedia a pochi giorni dalla nascita. La bambina muore in grembo.

Dalle carte del processo emerge ciò che non è stato fatto. Durante la gestazione si erano manifestate criticità evidenti, flussimetrie alterate ed un aumento del liquido amniotico. Campanelli d’allarme che imponevano approfondimenti urgenti su placenta e crescita fetale. Esami mai disposti, che per i consulenti del Tribunale avrebbero potuto salvare la piccola.

Il giudice ha accertato il nesso causale e condannato il ginecologo a circa 600.000 euro di risarcimento per genitori e familiari per perdita del rapporto parentale. Alla madre, travolta da un lutto complicato e persistente, riconosciuti 150 giorni di invalidità temporanea e il 15% permanente.

Ad ottenere giustizia lo Studio Associato Maior, con gli avvocati Pierlorenzo Catalano, Michele Francesco Sorrentino e Filippo Castaldo che dichiarano: “Non cancella il dolore, ma è un atto dovuto di giustizia”.