Il rischio che il referendum confermativo della legge costituzionale su “norme in materia di ordinamento giurisdizionale e di istituzione della corte disciplinare”, la cosiddetta riforma della magistratura (urne aperte il 22 e 23 marzo), rischi di diventare terreno fertile per scontri politici e di bandiera è sempre più alto. Seguire il proprio partito anche quando non si conosce a fondo la materia può diventare pericoloso. Gli elettori italiani sanno davvero cosa prevede la riforma o si stanno facendo influenzare dal fatto che a proporla sia l’attuale Governo? Ed è vero che se si vota sì si è di destra, ma se si vota no si è di sinistra come tutti i magistrati? Andiamo per ordine.
La riforma prevede la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti, la divisione del Consiglio Superiore della Magistratura in due organi distinti e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare incaricata di valutare e sanzionare eventuali errori dei magistrati. Al netto delle bandiere di partiti, dei comitati per il sì e per il no che stanno nascendo nelle sedi elettorali confondendo l’elettorato che non mastica la materia, c’è un Pubblico Ministero che per argomentare il suo pensiero sulla riforma non scomoda la politica bensì la materia che tratta da anni, perché forse per informarsi sul mondo della giustizia bisognerebbe ascoltare chi vive i tribunali, i processi, ed il dietro le quinte di un interrogatorio in aula. “Al Referendum voterò sì, perché credo sia arrivato il momento di separare l’Anm e le sue correnti dal Csm. L’articolo 104 afferma che la magistratura è un ordine autonomo ed indipendente da ogni altro potere e noi abbiamo il dovere di difendere questa autonomia anche all’interno della stessa magistratura”, spiazza tutti Giuseppe Visone, magistrato alla Dda di Napoli, che fa capo all’ufficio di Nicola Gratteri, Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli che ha manifestato in maniera chiara il suo No a questa riforma.
Visone, il pm che vota sì, si dissocia da quei colleghi che sembrano non voler argomentare il proprio dissenso: “Devo ammettere – spiega – con rammarico che tanti miei colleghi hanno timore di esporsi, nell’associazione magistrati sta vincendo la logica del pensiero unico e non c’è cosa più pericolosa. I dissenzienti vengono considerati quasi degli eretici”. Per quanto concerne il sorteggio per la composizione del CSM per Visone “è un metodo – dice – trasparente che porterà il Consiglio Superiore della Magistratura ad essere libero dalle logiche di appartenenza, da retaggi ideologici e da qualunque forma di vincolo di mandato. L’unico criterio di valutazione sarà il merito e la capacità professionale di ciascun magistrato”. Il sostituito procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, non è soltanto una voce fuori dal coro, ma un convinto assertore del cambiamento. “È giunto il momento di affermare un autentico principio di responsabilità, la magistratura deve recuperare credibilità ed autorevolezza e non essere più percepita come una casta arroccata a difesa dei suoi privilegi” chiosa infine Visone.




















