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Garantire la parità di accesso a tutte le candidate e candidati, offire la stessa opportunità di sostenere le selezioni per la sede di Casavatore. L’appello viene da una petizione di dipendenti napoletani di Schneider Electric Industry Italia, multinazionale della gestione dell’energia e dell’automazione industriale. La raccolta firme, indirizzata alla direzione aziendale, intende porre “una questione di fondamentale importanza”. Secondo l’iniziativa, “a causa dell’applicazione della policy aziendale interna, ai figli delle lavoratrici e dei lavoratori in forza presso lo stabilimento di Casavatore, viene preclusa la possibilità di partecipare ai processi di selezione – anche per contratti di somministrazione – per la medesima sede in cui operano i loro genitori“. A detta dei lavoratori, questo genererebbe “un’ingiustificata penalizzazione e una forma di discriminazione nei confronti delle nostre famiglie”. In ballo, infatti, ci sarebbe una limitazione al “diritto di valutare e cogliere opportunità lavorative sul proprio territorio”. Un problema non da poco, in un’area dove i giovani emigrano in massa. “Consapevoli che l’azienda motiva tale prassi con il rispetto della policy interna – aggiunge la petizione -, desideriamo evidenziare che le policy aziendali costituiscono atti unilaterali dell’azienda e, pertanto, in quanto tali esse possano essere modificate o superate qualora confliggano con i principi di equità, inclusione e valorizzazione del territorio”.

Intanto, alla Seii di Casavatore stamane era annunciata una manifestazione davanti ai cancelli dello stabilimento. A convocarla i sindacati Fim, Fiom e Uilm. “Negli ultimi anni – afferma una nota sindacale congiunta – il numero dei dipendenti in organico è progressivamente diminuito a causa delle uscite incentivate promosse dall’azienda, senza che tali riduzioni siano state compensate da nuove assunzioni stabili. Una scelta che impoverisce il patrimonio professionale dello stabilimento e rappresenta un segnale evidente della mancanza di sviluppo e crescita produttiva e occupazionale del sito di Casavatore“.

Lo scorso primo ottobre invece c’è stato uno sciopero, per il quale i sindacati parlano di “altissima adesione” e “totale blocco della produzione”. L’astensione, secondo le sigle, avrebbe confermato “il forte malcontento presente tra i dipendenti e la crescente preoccupazione per il futuro del sito produttivo”. Fim, Fiom e Uilm assicurano di continuare la mobilitazione, “fino a quando non arriveranno risposte concrete sul futuro del sito, sul rafforzamento degli organici e la stabilizzazione dei lavoratori precari al pari di investimenti che creano sviluppo e continuità produttiva”.