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Dicembre a Napoli: affollati sì, ma con le stanze vuote”. A sottolineare il “paradosso allarmante” è Enrico Ditto, imprenditore del settore hospitality. L’esperto ha messo il dito nella piaga, appena prima dell’ultimo week-end. Un fine settimana dove poi si è registrata un’esplosione di visitatori, come anticipato. Una folla enorme, specie nelle vie del Centro Storico, addobbate per Natale. L’analisi di Ditto sui social, in un post del 29 novembre, ha ricevuto decine di condivisioni. Il focus sono appunto le previsioni turistiche per dicembre. “Mentre le strade e i vicoli brulicheranno di gente per tutto il mese – spiega l’imprenditore -, le prenotazioni alberghiere a Napoli crollano ai minimi storici”. Ditto punta il dito contro “l’effetto “mordi e fuggi“. Ossia il fenomeno degli escursionisti, in transito poche ore in città. “Per le strutture ricettive si prospetta un mese da dimenticare!” sottolinea l’imprenditore.

Ad Anteprima24, Ditto snocciola i dati da lui raccolti. “Afflusso Turistico Totale – dice -: È previsto un totale di 1.000.000 (un milione) di visitatori per l’intero mese”. Percentuale di Pernottamento: “Soltanto il 32% di questi turisti (pari a 320.000 persone) è previsto che pernotti effettivamente a Napoli, mentre la maggior parte sarà costituita da escursionisti giornalieri”. Concentrazione dei Pernottamenti? “La stragrande maggioranza è in corrispondenza delle due festività principali, con un tasso di occupazione massimo” per il Ponte dell’Immacolata e ​Capodanno. Soltanto in questi due casi, si stima il tutto esaurito nelle strutture ricettive. Secondo l’esperto “questi dati confermano che il picco di occupazione è limitato a periodi specifici, nonostante l’elevato flusso turistico generale”.

Ma a Ditto preme sottolineare la divaricazione tra due aspetti. Da un lato la massa di visitatori per le strade, dall’altro le prenotazioni nelle strutture ricettive. “Nonostante il centro città appaia congestionato da arrivi giornalieri e flussi continui, con le immagini dei vicoli pieni all’inverosimile che fanno il giro del web in queste ore – specifica -, le strutture ricettive regolarmente registrate osservano un dicembre con livelli di prenotazione insolitamente bassi, soprattutto nei giorni infrasettimanali”. Non si tratta solo di una percezione, legata alle attività gestite in prima persona. “Confrontandomi con altri colleghi – racconta Ditto – ho capito che non era una sensazione isolata. Stiamo vedendo molti la stessa anomalia: una città piena di visitatori e, allo stesso tempo, un dicembre con prenotazioni fragili, soprattutto dal lunedì al giovedì”. Il tema non è nuovo, anche se è relegato ai margini dai media. A Napoli si vede gente ovunque, ma non si traduce in pernottamenti. Sul piano economico è un problema evidente. Ditto evidenzia il ruolo dei pullman: concentrano visite rapide, ma non producono valore sull’ospitalità strutturata. Secondo lui, questo modello crea densità nei luoghi più fotografati, ma non genera ricadute sulle imprese. “La città viene consumata in poche ore – accusa -, lasciando traffico e caos, ma non economia reale”. Per l’imprenditore, siamo al cospetto di “un disastro economico mascherato dall’entusiasmo di San Gregorio Armeno e dello street food”.

A questo si somma l’impatto del mercato parallelo degli alloggi non registrati. Un altro tema ormai ineludibile. “L’abusivismo ricettivo drena una fetta enorme di potenziali ospiti – avverte Ditto -, è un fenomeno che si muove sotto soglia, senza controlli e senza regole, e va a discapito di chi investe in personale, sicurezza, manutenzione e fiscalità”. Proprio la crescita degli affitti irregolari contribuirebbe a svuotare le strutture professionali nei giorni infrasettimanali. Un punto determinante, nel creare un quadro distorto, con le vie del centro intasate. “È un modello che non regge – rincara Ditto -. Abbiamo picchi ingestibili seguiti da cali improvvisi. Così non si costruisce stabilità, né per gli operatori né per i visitatori”. Il risultato sarebbe emblematico: la città attira numeri importanti, ma senza convertirli in un turismo organizzato, capace di trattenere e distribuire i flussi in modo equilibrato. E all’indagine sul campo, si affiancano possibili ricette. “Serve una regia, serve programmazione – suggerisce l’imprenditore -: al momento ci si affida alle mode e alla viralità, ma non a un piano che garantisca continuità agli operatori e qualità ai viaggiatori”. Anche elementi in apparenza marginali, in tal senso, sarebbero il segnale di una gestione frammentata. Ultimo esempio l’allestimento natalizio, giudicato “povero e discontinuo”. A ciò si aggiunge l’insofferenza di molti residenti, su cui pesa l’impatto antropico del ‘mordi e fuggi’. Gli escursionisti infatti non muovono tanto l’economia, ma gravano sui servizi essenziali. A partire dall’igiene urbana. “Senza un cambio di passo – pronostica Ditto -, la città rischia di consolidare un modello dove l’affollamento quotidiano non coincide con un sistema turistico sostenibile e capace di garantire prospettive reali a chi opera nel rispetto delle regole”.