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In fatto di valenza turistica, la città di Napoli ha un punteggio (18,54) inferiore a ben 33 comuni costieri della Campania. A stabilirlo è una decreto dirigenziale della Regione, cui è allegato l’elenco di 60 località, graduato in ordine decrescente. La sua approvazione è pubblicata sul Burc di oggi 13 aprile. Ma i criteri su cui è basata la classificazione riguardano il 2024.

Si parla, in sostanza, di turismo balneare. E peraltro, la graduatoria non è un esercizio di stile: rileva infatti ai fini delle concessioni demaniali marittime con finalità turistico‑ricreative. La relativa imposta regionale è appunto dovuta dal concessionario in misura proporzionale alla classifica. E qui salta all’occhio un altro dato interessante. Nei parametri presi in considerazione, ci sono anche le presenze turistiche. Tra i Comuni costieri, Napoli ha la cifra più alta (3.453.209). Un numero di tutto rispetto. Tuttavia, ben lontano da quello rilanciato da molte fonti (circa 14 milioni e mezzo nel 2024). Le presenze contate dalla Regione, invece, si avvicinano a quelle stimate dall’Istat per l’anno di riferimento. Una quantità rilevata, si intuisce, sul numero di turisti pernottanti, e non su quella di escursionisti “mordi e fuggi”. Il numero di posti letto censiti dalla Regione, del resto, è di appena 42.642.

Quanto a presenze turistiche (reali), dietro Napoli c’è Sorrento (3.010.296). L’altro capoluogo costiero, Salerno, si ferma a 495.877. Ma la vera sorpresa è un’altra. Tanto Napoli quanto Salerno sono in “seconda fascia”, ossia la sottocategoria B1. La classificazione migliore (la A) spetta a 27 Comuni. In cima alla lista c’è Massa Lubrense (25,72 punti su un massimo di 32). Sul podio troviamo Ascea (25,65) e proprio Sorrento (25,38). C’è poi un terzo gruppo di classificazione (B2), con solo due comuni. Il punteggio è fornito dalla somma dei risultati assegnati a tre indici (sviluppo turistico, caratteristiche ambientali della costa e balneabilità delle acque), composti da una serie di standard. Costituscono il quadro di riferimento per la predisposizione dei Piani Attuativi di Utilizzazione (Pad) e per l’esercizio delle funzioni di gestione sul demanio marittimo non portuale. Chiaro come, per la classificazione, il fattore mare sia predominante. E Napoli sconta un rapporto complicato con questo elemento.