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Oggi Poggiomarino si è svegliata con una notizia agghiacciante, una di quelle per cui non bisogna mai abituarsi a leggere, sentire, commentare. Dopo i fatti di Benevento ed il caso più recente di Scampia, anche una primaria poggiomarinese finisce al centro di un’inchiesta per presunti maltrattamenti su un alunno con disabilità.

Un bambino di dieci anni, con grave disturbo dello spettro autistico e privo di linguaggio verbale, avrebbe vissuto le ore di scuola in un clima di continue condotte con modalità brusche e coercitive. Per questo la Procura di Torre Annunziata, con il PM Ugo Spagna, ha chiuso le indagini nei confronti di due docenti di sostegno: per una l’ipotesi è di maltrattamenti, per l’altra di abbandono di persona incapace. Per entrambe vale la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva.

È la terza volta in pochi mesi che la Campania si trova davanti allo stesso copione.

Il particolare che lascia sgomenti è che in tutti i casi le vittime sono bambini vulnerabili, impossibilitati a parlare, a difendersi.

A Benevento, febbraio 2026, le vittime sono bimbi tra i 10 mesi e i 3 anni dell’asilo nido delle Suore Battistine. Troppo piccoli per farsi capire.

A Scampia, settembre 2026, la vittima ha 9 anni, con grave disturbo dello spettro autistico, non verbale. Come il bambino di Poggiomarino. A casa tornava con graffi sulla schiena e segni sul corpo. Il corpo era il suo unico modo per raccontare. A Poggiomarino, la stessa condizione: un bambino che non può riferire cosa accade in classe, i cui genitori notano segni fisici al ritorno a casa.

In tutti e tre i casi, la presunta condotta lesiva avrebbe scelto proprio chi non poteva denunciarla. Altro parallelismo doveroso da registrare, che spaventa le famiglie e agita il mondo civile, è riconosciuto nel dato di fatto che nessuna inchiesta nasce da un controllo interno alle mura scolastiche. Tutte da fuori.

A Benevento il muro omertoso lo rompe un’operatrice del servizio civile. Vede e denuncia. I Carabinieri installano microcamere che producono 25 video che portano al divieto di dimora per cinque educatrici, tra suore e laiche.

A Scampia lo rompe una madre. Dopo aver trovato un segno evidente sul collo del figlio e aver ricevuto spiegazioni ritenute poco chiare, cuce un micro-registratore audio nei vestiti del bambino. I file catturano urla, minacce e pianti. La corsa al Santobono certifica eritemi, escoriazioni al collo e contusioni alle braccia. Un operatore scolastico è indagato per lesioni.

A Poggiomarino lo rompe un’altra madre. Dopo un anno di segnali, il 7 novembre 2025 fotografa i lividi trovati dopo la terapia e denuncia ai Carabinieri. La Procura autorizza le telecamere nascoste in aula e nei corridoi.

E poi la vergognosa mistificazione di fronte alla rabbia dei genitori delle piccole vittime. A Benevento, dagli atti emerge che le educatrici si accordavano per confezionare finti video di momenti felici da inviare in chat alle famiglie per rassicurarle.

A Scampia e a Poggiomarino la mistificazione sarebbe stata verbale, giustificazioni di circostanza fornite alla famiglia sui segni riscontrati sul corpo dei bambini, descritte come cadute accidentali o tentativi di trattenerli in situazioni di pericolo. Parliamo di insegnanti di sostegno preparate su carta per armare di supporto e amore bimbi fragili ma che avrebbero approfittato proprio del loro essere disarmati ed indifesi.