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Tribunali e intelligenza artificiale, i paletti della magistratura napoletana sono delineati dai vertici della Corte d’appello, nel Convegno Nazionale sulla Digitalizzazione della Giustizia in corso alla Certosa di San Giacomo di Capri. “La magistratura è chiamata a governare il cambiamento, non a subirlo” avverte il procuratore generale Aldo Policastro. L’intelligenza artificiale può assistere il lavoro giudiziario, “ma non può sostituire la decisione del magistrato” sottolinea la presidente della Corte d’appello, Maria Rosaria Covelli. Un principio sancito nella legge 132/2025, dove si riservano al magistrato le decisioni relative all’interpretazione e applicazione della norma, alla valutazione dei fatti e delle prove e all’adozione dei provvedimenti. “Il giudice – chiarisce Covelli – deve poter verificare l’output prodotto dal sistema, correggerlo e, quando necessario, rifiutarlo. È una vera e propria riserva di decisione umana”.

Ma è indubbio come l’impatto dell’AI sulla giustizia sia enorme, anche sul piano normativo. “Il 30 settembre – ricorda Policastro – è entrato in vigore il decreto legislativo n. 160 del 2026, che ha dato attuazione nel nostro ordinamento alla disciplina europea sull’intelligenza artificiale e ne ha previsto l’impiego anche nelle attività di polizia e nelle indagini preliminari. La nuova disciplina consente, in casi rigorosamente delimitati, l’utilizzo di sistemi di identificazione biometrica e di riconoscimento assistiti dall’intelligenza artificiale, prevedendo un articolato sistema di autorizzazioni e controlli affidato al pubblico ministero e al giudice”. Il pg ammette che “strumenti come il riconoscimento biometrico possono offrire importanti opportunità investigative“. Tuttavia essi “pongono al tempo stesso rischi significativi per la riservatezza, la libertà personale e la tutela dei diritti fondamentali se utilizzati al di fuori di rigorose garanzie di legalità e proporzionalità”. Il crinale, insomma, non è agevole. Secondo Il procuratore generale esiste il pericolo di forme di controllo diffuso e di sorveglianza generalizzata, rese possibili dall’elaborazione automatizzata di grandi quantità di dati personali. “L’efficienza – ammonisce Policastro – non può mai tradursi in una compressione delle libertà individuali. Il progresso tecnologico deve essere accompagnato da adeguati controlli democratici, trasparenza degli algoritmi e piena tutela della persona. L’attenzione di pubblici ministeri e giudici deve essere massima”. Ribadendo la centralità del ruolo del giudice e del pubblico ministero, il pg aggiunge: “Ogni decisione che incide sulla libertà, sui diritti e sulla dignità della persona deve restare affidata alla responsabilità dell’essere umano. L’intelligenza artificiale può assistere il magistrato; non può sostituirne il giudizio“.

Preoccupazioni analoghe esprime Covelli, durante l’incontro promosso dal Ced della Cassazione, in collaborazione con il Dipartimento per l’Innovazione tecnologica del Ministero della Giustizia. “Gli uffici giudiziari trattano quotidianamente informazioni particolarmente delicate – rammenta la presidente della Corte d’appello di Napoli – , relative a procedimenti civili e penali, salute, famiglia, minori, vittime di reato e condizioni personali e patrimoniali. La loro protezione è parte integrante della funzione giudiziaria”. Cruciali sono strumenti quali anonimizzazione e pseudonimizzazione, “che consentono di favorire la conoscibilità della giurisprudenza riducendo l’identificabilità delle persone”.
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