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Atrani è diventata talmente famosa che ormai la sua immagine gira più del mondo stesso. Marchi globali l’hanno scelta come scenografia ideale per celebrare sé stessi, come se il profilo del borgo fosse un logo universale pronto all’uso. E fin qui, uno potrebbe anche prenderla con filosofia: se Coca‑Cola e Vuitton vogliono sentirsi un po’ atranesi, che male c’è. Il problema è che, quando la bellezza diventa un’icona, c’è sempre qualcuno che pensa di poterne fare ciò che vuole. Così spuntano cappellini turistici con la foto di Atrani e la scritta “Portofino”, fazzoletti “scala” con Atrani sotto e “Amalfi” sopra, souvenir che sembrano usciti da un generatore casuale di località italiane. Una geografia creativa che fa sorridere, certo, ma che racconta bene quanto l’immagine del borgo sia stata usata, riusata e spesso abusata.

Nuovo regolamento

In questo contesto, la presentazione del nuovo regolamento per la tutela dell’immagine di Atrani arriva come un gesto di ordine dopo anni di libertà un po’ troppo fantasiosa.

Questa mattina, nella Sala Bottiglieri del Palazzo della Provincia di Salerno, il sindaco Michele Siravo e il professor Salvatore Sica hanno illustrato un testo che mette finalmente paletti chiari: gli usi personali, di studio, di ricerca e di cronaca restano liberi, com’è naturale che sia, ma chi utilizza l’immagine del borgo per fini commerciali dovrà attenersi a regole precise e a tariffe eque. Sica non ha indicato cifre, perché ogni caso sarà valutato con attenzione, anche alla luce dei nuovi dispositivi che oggi permettono di catturare e monetizzare immagini in ogni momento, dagli smartphone ai droni.

Patrimonio Unesco

Il sindaco ha ricordato che Atrani è un bene di tutti, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO, ma appartiene prima di tutto alla comunità che la vive. Per questo chi trae profitto dalla sua bellezza dovrà contribuire a tutelarla e conservarla.

Il lavoro giuridico del professor Sica offre una cornice moderna, strumenti nuovi e persino la possibilità di registrare marchi legati al patrimonio locale. È un passo di maturità amministrativa, pensato non solo per proteggere Atrani, ma per diventare un modello replicabile da altre municipalità. Perché la bellezza è di tutti, sì, ma non è un gadget da stampare a caso.

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