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Non sconvolge più la fuga dei cervelli campani, la politica che amministra fa finta di dimenticare, eppure si continua a lasciare la propria terra non per curiosità ma per esasperazione. Un tempo si parlava di giovani cervelli in cerca di futuro, oggi anche gli ex giovani lasciano i paesi di provincia. Non solo cervelli ma anche cuori. Papà di famiglia che lasciano figli, mamme che partono collegate in videochiamate ogni giorno con prole.
L’ultimo Rapporto Eurispes Italia fotografa la realtà senza troppi giri di parole: i campani sono i più insoddisfatti e frustrati. Mancano opportunità, domina la precarietà. In Campania questo disagio è sempre più emergenziale.

Gli ultimi numeri pubblicati dell’ISTAT risalgono al 2023 e denunciano il divario tra nord e sud.
Se al Nord la disoccupazione della fetta che va tra i 15-34 anni è all’8%, al Sud arriva al 23,9%.

La Campania fa peggio della media meridionale: nel 2024 ha il tasso di disoccupazione generale più alto d’Italia, 15,6%.

La disoccupazione giovanile a Napoli (15-34 anni) tocca il 25,4%. È la fetta di popolazione con più laureati, ma anche con più lavoro povero e sommerso. I cosiddetti NEET 20-34 superano il 36%. Se il capoluogo è in alto ad ogni classifica, va detto che ogni provincia ha un volto, una storia, un disagio che si celano dietro le percentuali.

Benevento segue Napoli ma si ferma al 24,6%: è la provincia che perde più talenti, con l’agricoltura che non basta e le imprese che mancano.

Caserta si ferma al 23,8%, schiacciata tra economia sommersa e pendolarismo forzato verso Roma.

Va leggermente meglio a Salerno 21,9%, grazie al turismo cilentano e all’agroalimentare. Avellino registra il dato più basso, “solo” il 20,7%, ma paga il prezzo dello spopolamento: i giovani restano solo se accettano di non crescere.

Tra il 2019 e il 2022 l’occupazione in Campania è cresciuta appena: da 11,9% a 12,3%. Quando il lavoro arriva, è fragile: i contratti solo a termine, o “a progetto” oppure si richiede fatture e quindi partite Iva.

Eurispes parla di “mancanza di opportunità”, non di assistenzialismo. I giovani campani lo confermano con i fatti. Fughe al nord e all’ estero. La Campania continuerà ad esportare il suo futuro, quello migliore.