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Al PalaSele di Eboli, ieri sera, non c’erano semplici spettatori, ma quasi settemila voci pronte a diventare parte del concerto. Elisa, tornata in città a distanza di quattordici anni dalla sua ultima esibizione, ha più volte lasciato che fosse la platea a prendere il timone del canto, in linea con lo spirito partecipativo del suo tour, che porta con sé anche l’attenzione alla sostenibilità ambientale che da anni caratterizza il suo percorso artistico e che le è valso il recente riconoscimento internazionale Green Guardians 2025.

Sul palco grandi fiori bianchi si aprono come un giardino simbolico, mentre gli imponenti ledwall alle sue spalle alternano immagini della natura, grafiche evocative e primi piani che catturano la forza emotiva di ogni brano. 

La serata – dopo un po’ di attesa rispetto all’orario d’inizio previsto – si apre con l’atmosfera sospesa di “Dillo solo al buio”, che immediatamente prepara il pubblico al viaggio. Senza interruzioni, si passa a “Labyrinth”, e il tuffo nel passato è immediato. Elisa, con un abito bianco svolazzante, si muove leggera ma determinata, con un’energia che rimane contagiosa e intatta nonostante gli anni trascorsi dai suoi primi successi.
Il pubblico è già caldissimo quando arrivano brani come “Rainbow”, “Broken” e “Vivere tutte le vite”, con lei che alterna chitarra e pianoforte con naturalezza. Elisa

Con “Hallelujah”, omaggio a Leonard Cohen, avvolge tutto il palazzetto in una quiete quasi sacra, per poi sedersi al piano e regalare due interpretazioni di “Promettimi” e “Anche fragile”.
L’atmosfera si accende quando arriva “Se piovesse il tuo nome”, seguita da una serie di pezzi che mostrano tutto il ventaglio sonoro di Elisa: dalla leggerezza di “Seta” alla tensione emotiva di “No Hero”.

Con “L’anima vola” commuove e prepara il pubblico all’amatissimo brano “Luce”. Il PalaSele, sold out per l’occasione, si trasforma in un’unica grande voce, un unico respiro, un unico battito. È uno di quei momenti che fanno capire perché le sue canzoni resistano nel tempo: sono ponti emotivi, rifugi collettivi. “Non ho mai sentito un volume così alto, stupendo. È meraviglioso perché date una energia devastante. Siete intonatissimi, fortissimi. È un onore cantare con voi… non per voi direi” dice durante il live.

Il finale è affidato alle immancabili “A modo tuo” e “Qualcosa che non c’è”, cantate come in un abbraccio insieme a un pubblico che non vuole andare via.

Elisa si conferma un’artista che non ha bisogno di vistosi effetti speciali per riempire uno spazio: basta la sua voce, unica, pura e riconoscibile, e quella capacità rara di trasformare un concerto in un’esperienza collettiva. “Una serata indimenticabile, siete stati un pubblico pazzesco… non vi dimenticherò facilmente – ha concluso -. Grazie!”. 

Foto: Alessia Giallonardo