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Dopo l’inchiesta sul fiume Sarno nata dall’intervista al professore Rocco De Prisco, abbiamo incontrato nuovamente il ricercatore del CNR per analizzare e comprendere un nuovo studio legato alla presenza di metalli inquinanti. Con la professionalità ed il coraggio che lo contraddistinguono, il professore De Prisco continua ad appellarsi alle autorità civili e politiche per cominciare una reale risoluzione dell’annoso problema di quelle acque e per avviare un piano per accompagnare i cittadini che si stanno scoprendo “abitanti del Pentagono della morte”.

Interferenti endocrini, il vero cuore della bomba sanitaria

Proviamo a semplificare il complesso dossier dello scienziato per rendere fruibile la comprensione del disastro ambientale che denuncia.

Cosa sono gli interferenti endocrini? Sostanze di natura diversa, metalli pesanti come cromo, cadmio, arsenico, antimonio, diossine da combustione, PCB, pesticidi, bisfenolo A, PFAS e PFOA delle industrie tessili e conciarie e delle pentole antiaderenti, ritardanti di fiamma dei cellulari. L’Istituto Superiore di Sanità le definisce sostanze esogene che alterano la funzionalità del sistema endocrino, cioè la capacità delle cellule di comunicare con gli ormoni.

Dove le troviamo? Secondo lo studio del professore, ovunque. Negli idrocarburi dei gas di scarico, nel benzene degli incendi di rifiuti, nella diossina che finisce in burro, latte e pesci grassi, nel bisfenolo di bottiglie e lattine, nell’octilfenolo trovato in sei pesci del Tirreno, negli alchilfenoli di shampoo e cosmetici, nel dietilesilftalato dei cartoni per la pizza. Mille sostanze riconosciute, centocinquantamila potenzialmente tali.

Gli effetti sono quelli che De Prisco denuncia da anni: disfunzioni tiroidee, sviluppo puberale precoce, diminuzione fertilità, abortività spontanea, endometriosi, parto pre termine, diabete, obesità, tumori, deficit cognitivi, patologie neurodegenerative, danni transgenerazionali. Con una aggravante: non esiste soglia di sicurezza. Anche una dose minima può alterare l’epigenetica, spegnere o accendere geni, passare alla gravidanza.

Il passaggio scientifico più spaventoso è l’effetto cocktail

“Gli interferenti – spiega De Prisco – interagiscono con altre molecole inquinanti sulle proteine regolatrici delle cellule. La combinazione quotidiana di queste miscele può esacerbare la tossicità. In matematica 1+1 fa 2, in biologia può fare 10 o 100″

Da qui nasce l’appello, che diventa più incisivo di dati, delle formule e delle percentuali che ci ha fornito.

De Prisco ricorda che sul Sarno è stato investito un miliardo di euro e il fiume continua a trasportare veleni nel golfo. E denuncia senza mezzi termini il silenzio. “Chi parla viene classificato terrorista” e con coraggio continua a rivolgersi a chi di dovere: “Invito – dice – i Consigli Comunali dell’Agro a sedersi con i genitori di bambini autistici, con malformazioni, con deficit di attenzione, con le famiglie costrette a curarsi fuori regione, con l’associazione di Angri dei tumori rari”.

Leggendo il secondo dossier emerge una citazione di Martin Luther King che campeggia tra i fogli scottanti: “La nostra vita comincia a finire il giorno che diventiamo silenziosi di fronte alle cose che contano” e poi aggiunto a penna il prof prosegue “…le cose che contano sono risanamento ambientale, salute dei nascituri, salute dei giovani”.

Le richieste del professore al mondo politico che ci governa sono tante e possono essere riassunte in otto punti: registro tumori funzionante, registro tumori infantili obbligatorio, osservatorio tumori rari e malattie rare, piena attuazione della legge 167 del 2016 con screening neonatale su 40 patologie, potenziamento genetica con esperti in epigenetica, biomonitoraggio umano nel sangue e latte materno, monitoraggio continuo delle acque domestiche con mille analisi come a Milano.

E per principio di precauzione, due atti subito: estendere a tutte le gestanti del bacino del Sarno l’esenzione ticket per test genetici e screening, come già avviene nella Terra dei Fuochi, e istituire un registro permanente delle malformazioni fetali. La bomba chimica, dunque, non è solo nelle acque del Sarno, ma nel sangue degli abitanti del Pentagono della morte.

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