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Quindici giorni. È il tempo concesso a EAV per intervenire e provare a mettere fine a quella che i comitati dei pendolari descrivono come una situazione ormai “al limite della decenza”. Ritardi, soppressioni, treni sovraffollati, guasti e informazioni insufficienti. Adesso la protesta si trasforma in una vera e propria diffida.

A firmarla sono Vincenzo Ciniglio, presidente del Comitato Pendolari Vesuviani, Salvatore Ferraro, amministratore dell’omonimo gruppo Facebook, Marcello Fabbrocini, presidente del Comitato Civico ETS A. Cifariello Ottaviano, e Salvatore Alaia, presidente del Comitato E(A)Vitiamolo Sperone.

La diffida è stata indirizzata a EAV e, per conoscenza, alla Regione Campania, al Difensore Civico regionale, all’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato e all’Autorità di Regolazione dei Trasporti.

Nel mirino c’è l’intera gestione delle Linee Vesuviane, ma l’attenzione si concentra soprattutto sulla Napoli-Baiano. Secondo i comitati, il servizio sarebbe ormai ridotto al minimo, con il capolinea arretrato a Volla e il ricorso a bus sostitutivi giudicati inefficaci. Una situazione che avrebbe conseguenze particolarmente pesanti anche per Casalnuovo.

Il quadro tracciato dai pendolari è durissimo. Si parla di ritardi cronici, soppressioni, convogli a composizione ridotta, sovraffollamento, guasti ricorrenti e di un sistema di informazione all’utenza ritenuto inaffidabile.

Ma la diffida non riguarda soltanto i treni. I comitati chiedono anche quella che definiscono una “operazione di trasparenza radicale” sui cantieri aperti lungo le Linee Vesuviane. Vogliono conoscere lo stato di avanzamento dei lavori e chiedono la pubblicazione di cronoprogrammi certi, verificabili e definitivi.

Da qui l’ultimatum: entro 15 giorni dal ricevimento della diffida EAV viene invitata ad adottare i correttivi necessari per riportare il servizio a standard ritenuti dignitosi e rispettosi dei diritti dei viaggiatori.

C’è poi l’avvertimento finale. In assenza di risposte e soprattutto di interventi concreti, i comitati annunciano la possibilità di intraprendere ulteriori iniziative legali, amministrative e di mobilitazione civica, coinvolgendo ancora le autorità di garanzia e regolazione.

La protesta dei pendolari, dunque, cambia passo. Non più soltanto segnalazioni e denunce pubbliche. Adesso c’è una diffida formale. E soprattutto c’è una scadenza: quindici giorni.