La Campania si presenta al Vinitaly 2026 con “Praesentia. Gusto di Campania Divina 2026” e con una narrazione ormai consolidata, fatta di vino, territori e identità. Un modello che sulla carta funziona. Ma deve misurarsi con una realtà competitiva, dove altre regioni investono da anni sull’enoturismo. Dimostrazione ne è la difficoltà che la Campania riscontra, da oltre dieci anni, nel proporsi con allestimenti competitivi ed attrattivi, al Vinitaly.
È qui che si inserisce l’intervento di Enzo Maraio, assessore al turismo della Regione Campania, con toni meno celebrativi e più concreti: “Non possiamo più permetterci di considerare il vino come un comparto isolato”, ha sottolineato – “è parte di un ecosistema che comprende paesaggi, borghi, tradizioni, accoglienza”.
Un passaggio che sposta il discorso. Ma apre un interrogativo: questo ecosistema esiste davvero in Campania oppure resta frammentato?
Perché il punto non è la qualità del vino, riconosciuta e competitiva. Il nodo è trasformarla in un prodotto turistico completo. Ed è proprio qui che emergono le criticità: nfrastrutture carenti, collegamenti difficili verso le aree interne, promozione discontinua e una rete tra operatori che fatica a consolidarsi.
“Dobbiamo fare rete, superare le frammentazioni”, è stato un altro passaggio chiave dell’intervento di Maraio. Ma anche qui la domanda resta: chi tiene insieme questa rete? E con quali strumenti operativi?
Il rischio, altrimenti, è chiaro. Gli itinerari enogastronomici restano sulla carta. Più teoria che esperienza concreta. Il turismo del vino cresce e cambia rapidamente. La domanda cerca autenticità, esperienze immersive, contatto diretto con i territori. La Campania, da questo punto di vista, parte con un vantaggio. Ma è pronta ad accogliere questo tipo di turista?
Ha servizi adeguati? Standard omogenei? Una strategia coerente? Oppure continuerà a vivere di eccellenze isolate, senza fare il salto di qualità? Il progetto “Praesentia” prova a colmare il divario. È un passo importante. Ma basta? Può un programma risolvere problemi strutturali che si trascinano da anni?
Maraio parla di sistema, integrazione, visione. Parole necessarie. Ma tra visione e realtà servono scelte, investimenti, continuità amministrativa. E allora la domanda resta, semplice ma centrale: la Campania riuscirà davvero a trasformare il suo patrimonio enogastronomico in una leva turistica stabile e competitiva? Al Vinitaly la vetrina ha funzionato. Ma la partita vera si gioca lontano dai riflettori. E lì conteranno i risultati.




















