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Capaccio Paestum si conferma teatro di una duplice battaglia per difendere e rilanciare l’identità del Made in Italy, muovendosi sia sul fronte normativo che su quello formativo. Sul piano istituzionale il Comune, guidato dal sindaco Gaetano Paolino, ha approvato all’unanimità un atto per spingere Bruxelles a modificare l’articolo 60 del Codice Doganale UE. Oggi la norma consente di attribuire l’origine italiana a prodotti realizzati con materia prima straniera, purché l’ultima trasformazione sostanziale avvenga sul territorio nazionale. Un meccanismo che permette a latte importato da Polonia, Germania o Romania di diventare mozzarella “made in Italy” dopo la lavorazione in Campania, penalizzando le filiere autentiche come la Mozzarella di Bufala Campana DOP. Pilastro dell’economia locale insieme a ortofrutta e altre produzioni agricole, la DOP rischia di essere svuotata da un Italian Sounding che, secondo le stime, sottrae ogni anno circa 120 miliardi di euro al comparto agroalimentare nazionale. Aderendo alla mobilitazione di Coldiretti e ANCI, l’amministrazione chiede di sostituire il criterio dell’ultima lavorazione con quello dell’origine della materia prima.

Sullo stesso territorio, giovedì scorso, 29 maggio 2026, l’IIS IPSAR Piranesi ha organizzato presso la sede IPSSEOA Ex Ambassador un incontro su formazione, competenze e prospettive del Made in Italy. In collaborazione con la Casa del Made in Italy di Napoli e CulturItalia, l’evento ha messo al centro i settori moda, enogastronomia e ospitalità. L’obiettivo era favorire il dialogo tra scuola, istituzioni e mondo produttivo, sottolineando come preparazione, creatività e capacità di innovare siano essenziali per affrontare un mercato in continua evoluzione, dove sostenibilità e professionalità emergenti diventano leve strategiche per creare opportunità e sviluppo. Due strade per una unica direzione, quella di tutelare l’autenticità di oggi e formare chi costruirà il Made in Italy di domani.