Può il proprio “credo religioso” essere movente di un assassinio?
La storia ci insegna che la religione è stata anche motivo di guerre.
La cronaca dei nostri giorni ci racconta di religioni in nome delle quali si fanno persino stragi.
È da quando è stato arrestato il reo confesso assassino del giornalista Luigi “Luca” Esposito che ci si chiede se anche questo delitto possa ascriversi ad uno dei tanti delitti “giustificati dal proprio Dio”.
Secondo quanto riferito da Ridha Rahmouni, 25 anni, tunisino senza fissa dimora, la scintilla sarebbe partita proprio da qui. In interrogatorio il giovane ha raccontato di conoscere Esposito da circa un anno.
Il giornalista 39enne, a suo dire, “offriva denaro ai ragazzi della zona in cambio di prestazioni sessuali” e lo faceva anche con lui, in modo insistente. Proposte sempre rifiutate per motivi etici e religiosi.
A far traboccare il vaso sarebbe stata la distrazione dalla preghiera, quegli approcci, ha detto, lo allontanavano dal culto e gli avrebbero fatto maturare “un desiderio di vendetta”.
Per il Il GIP di Salerno, Giandomenico D’Agostino, che ha coonvalidato il fermo e disposto il carcere, sussistono gravi indizi di colpevolezza per omicidio volontario aggravato dagli artt. 575 e 577 c.p. con le aggravanti di premeditazione e crudeltà, perché Rahmouni avrebbe colpito con “plurime azioni violente” e poi dato fuoco al corpo “quando era ancora vivo o in fase agonica”, e per distruzione e occultamento di cadavere ex art. 411 c.p., per aver bruciato il corpo in area isolata a Cioffi, a Eboli.
In sede di convalida l’indagato ha parzialmente ritrattato specificando che l’intenzione era solo di malmenare la vittima e non di ucciderla. Ma per il giudice questo risponde solo a finalità difensive, continuando invece a considerare il delitto come premeditato.
Oggi, ed è terribile ricordarlo, Luca non può più difendersi. Ha condotto una vita riservata e non ha mai esposto la sua sfera affettiva e sentimentale.
Eppure, paradosso in una tragedia terribile, proprio per restituirgli verità e dignità, siamo costretti a tradire quella riservatezza che lui ha sempre custodito con pudore.




















