La Soprintendenza ai beni archeologici di Salerno e Avellino ha avviato una campagna di scavi nell’area dell’ex pastificio Antonio Amato, in via Piacenza, a Mercatello, dopo che durante le prime operazioni di demolizione del vecchio mulino sono emersi reperti che hanno imposto l’immediato stop al cantiere.
L’area, acquistata dal gruppo Aversa al termine di una lunga e complessa vicenda giudiziaria, era stata oggetto di un intervento di demolizione condotto con una tecnica innovativa che consentiva di smontare la struttura pezzo dopo pezzo senza interferire con il traffico ferroviario. Proprio in questa fase sono affiorati elementi che hanno attirato l’attenzione degli archeologi, costringendo la proprietà a sospendere i lavori e ad attendere le valutazioni della Soprintendenza.
Verifiche
Per settimane il cantiere è apparso immobile, alimentando l’idea di un braccio di ferro tra l’ente di tutela e la proprietà, che aveva chiesto di poter proseguire almeno con la demolizione del mulino. Le verifiche condotte dagli archeologi hanno però confermato la presenza di strutture antiche di rilievo. Secondo le prime ricostruzioni, i reperti farebbero riferimento a un insediamento di epoca romana, probabilmente un piccolo villaggio rurale dotato di un forno o di una bottega artigianale.
Reperti
Le analisi stratigrafiche indicano più fasi di occupazione del sito, con materiali che potrebbero essere datati tra il I secolo a.C. e il III secolo d.C. In un’altra zona del cantiere sono stati individuati due grandi pilastri, inizialmente scambiati per elementi antichi, poi riconosciuti come parti strutturali dell’ex pastificio.
La zona orientale di Salerno conferma così la sua vocazione archeologica. Non è la prima volta che il sottosuolo restituisce testimonianze di epoca romana: a poche centinaia di metri, durante gli scavi per la realizzazione della stazione della metropolitana di Mercatello, emersero altre strutture che contribuirono a delineare la presenza di un sistema di ville suburbane e insediamenti rustici distribuiti lungo l’antica viabilità costiera. La nuova scoperta si inserisce in questo quadro, suggerendo una continuità insediativa che arricchisce la conoscenza della Salerno romana e del suo territorio.


















