All’alba di oggi i Carabinieri hanno eseguito una vasta operazione in cinque province italiane, con 12 fermi tra italiani e cittadini indiani, smantellando una rete criminale transnazionale che sfruttava i Decreti Flussi per ridurre in schiavitù decine di braccianti agricoli. L’indagine è coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Potenza e ha coinvolto i Reparti operativi del Comando provinciale di Potenza e il Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro di Napoli, con operazioni simultanee nelle province di Potenza, Matera, Salerno, Piacenza e Lecco.
Gli arrestati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata alla tratta di persone, all’intermediazione illecita e allo sfruttamento lavorativo. Il gip del Tribunale di Potenza ha emesso misure differenziate: due persone si trovano in custodia cautelare in carcere, cinque agli arresti domiciliari, e altre cinque con obbligo o divieto di dimora.
Le famiglie dei braccianti hanno pagato tra gli 8.500 e i 13.000 euro per ottenere il visto di ingresso. Una volta in Italia, i giovani si ritrovavano prigionieri di un debito che li rendeva ricattabili e privi di qualsiasi potere contrattuale.
Il meccanismo criminale, ricostruito dal procuratore della DDA Camillo Falvo nella conferenza stampa di questa mattina, era sofisticato e rodato. Le aziende agricole compiacenti presentavano domande di assunzione per quote di lavoratori stagionali attraverso il canale legale dei Decreti Flussi, intascando un compenso illecito stimato tra i 3.500 e i 4.000 euro per ogni singola pratica. In India, intermediari selezionavano giovani in condizioni di bisogno, spesso vulnerabili, convincendoli a indebitarsi con le proprie famiglie per pagare cifre tra gli 8.500 e i 13.000 euro in cambio della promessa di un lavoro regolare in Italia.
Una volta giunti nel nostro Paese, però, il lavoro promesso si trasformava in sfruttamento. I braccianti venivano impiegati in imprese agricole di allevamento e raccolta ortaggi con turni estenuanti, spesso oltre le 12 ore giornaliere, e paghe irrisorie, non conformi ai contratti collettivi nazionali. La soggezione era insieme fisica, economica e psicologica: i lavoratori vivevano in strutture fatiscenti e prive di servizi essenziali, schiacciati dalla paura di non riuscire a onorare il debito contratto. A ciò si aggiungevano le minacce esplicite degli aguzzini, che li ricattavano prospettando il mancato rinnovo del permesso di soggiorno, l’unico documento che legava la loro presenza legale in Italia.
L’indagine ha preso avvio nell’agosto del 2023, quando un’ispezione in materia di sicurezza sul lavoro condotta dal Comando Carabinieri per la Tutela del Lavoro presso un’azienda agricola di Grumento Nova, nel Potentino, aveva portato alla luce l’impiego di numerosi cittadini extracomunitari in condizioni di grave sfruttamento. Da quel primo controllo si è sviluppato un lavoro investigativo di quasi tre anni che ha progressivamente ricostruito la struttura transnazionale dell’organizzazione, capace di gestire contemporaneamente decine di pratiche migratorie e di coordinare i tempi di ingresso con le esigenze stagionali dei datori di lavoro complici.
Il caso di Potenza non è isolato. Il fenomeno del caporalato veicolato attraverso i Decreti Flussi è documentato in diverse aree del Paese: in Veneto, indagini simili hanno riguardato braccianti indiani sfruttati nei vigneti del Veronese e nel Trevigiano, con somme pagate per i nulla osta lavorativi comprese tra i 10 e i 20mila euro. Magistrati e sindacati denunciano da tempo come il meccanismo dei flussi, nato per regolarizzare l’ingresso di manodopera stagionale, si presti strutturalmente all’abuso: le quote autorizzate generano pratiche che vengono monetizzate lungo una catena di intermediari, lasciando i lavoratori senza tutele reali una volta in Italia.
Alla conferenza stampa di Potenza erano presenti, oltre al procuratore Falvo, il colonnello Luca D’Amore, comandante provinciale dei Carabinieri di Potenza, e il tenente colonnello Marcello Robustelli, comandante per la Tutela del Lavoro di Napoli. Il procuratore ha rivolto un appello diretto sia alle vittime che ad altri imprenditori agricoli a presentarsi e denunciare, sottolineando che l’azione giudiziaria potrà proseguire solo con la collaborazione di chi ha subito o ha assistito allo sfruttamento.

















