Sono 16.510 le assunzioni programmate dalle imprese della provincia di Salerno nel mese di luglio, che diventano 33.770 nel trimestre luglio-settembre. È quanto emerge dai dati del sistema Excelsior della Camera di Commercio di Salerno, numeri che confermano il dinamismo del tessuto economico locale, trainato soprattutto da turismo, ristorazione, servizi, agroalimentare e costruzioni.
Per la Feneal Uil Salerno, tuttavia, la crescita occupazionale rappresenta solo una parte del quadro. Il sindacato invita infatti a guardare oltre il semplice numero delle assunzioni, ponendo l’attenzione sulla qualità del lavoro.
Secondo l’analisi, il 90% delle nuove assunzioni previste sarà a tempo determinato o con altre forme di lavoro non stabile, mentre soltanto il 10% riguarderà contratti a tempo indeterminato o apprendistato. Un dato che, secondo la Feneal Uil, evidenzia come l’aumento dell’occupazione non coincida necessariamente con un miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei lavoratori.
Il sindacato richiama anche il quadro regionale: la Campania continua infatti a registrare una delle retribuzioni medie più basse d’Italia, pari a 18.710 euro annui, contro una media nazionale di 25.387 euro, con un divario superiore ai 6.600 euro. A questo si aggiungono una minore diffusione dei contratti a tempo pieno e del lavoro stabile rispetto alle regioni economicamente più forti.
Per la Feneal Uil il rischio è alimentare il fenomeno del lavoro povero, che colpisce in particolare i giovani, spesso costretti ad affrontare percorsi professionali frammentati e precari, favorendo così la fuga di competenze verso territori in grado di offrire maggiori opportunità.
Un’altra criticità riguarda il lavoro femminile, ancora penalizzato da part-time involontario, difficoltà nella conciliazione tra vita privata e professionale e retribuzioni inferiori. Da qui la richiesta di investire maggiormente nei servizi per l’infanzia, nel welfare territoriale e negli strumenti di conciliazione.
Tra gli aspetti positivi viene evidenziata la riduzione del mismatch tra domanda e offerta di lavoro, con imprese che dichiarano minori difficoltà nel reperire personale. Un risultato che, secondo il sindacato, deve tradursi in un rafforzamento del rapporto tra scuola, università, ITS, formazione professionale e imprese attraverso un vero Patto territoriale per le competenze.
Infine, la crescente richiesta di lavoratori stranieri viene interpretata come il segnale di un fabbisogno ormai strutturale di manodopera. Per questo la Feneal Uil chiede politiche che favoriscano ingressi regolari, percorsi di qualificazione professionale e piena integrazione, contrastando ogni forma di sfruttamento.




















