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La Lexikon 80 di Giancarlo Siani ha ripreso a parlare. L’unica alleata del giovane giornalista che fu ucciso per mano della camorra il 23 settembre 1985, quarant’anni fa è sempre stata protetta a casa di Paolo Siani, fratello di Giancarlo che non ha mai smesso di battersi per la verità e per non far dimenticare il fratello giornalista, a cui tante generazioni successive si sono ispirate. Ed è proprio ai figli dei cronisti di oggi che la Lexikon 80 – la Olivetti M80 – ha ricominciato a parlare. Affinchè gli studenti di oggi non possano dimenticare il sacrificio di Giancarlo e l’attuale necessità di rincorrere la verità, sempre e comunque. A dar voce alla macchina da scrivere di Siani, è Giovanni Taranto, giornalista, scrittore, esperto di tematiche investigative. Giovanni ha optato per un testo teatrale, mettendo nero su bianco una rappresentazione curata da Gli Artisti Scalzi, attori campani e volontari. Lo scorso fine settimana, a Scafati, presso il Teatro San Francesco di Scafati è partito il tour teatrale della Lexikon.

Mi chiamo Lexikon 80.
“EMME” 80, per la precisione.
Pensate al mio nome. Leggetelo bene. Lex – icon – ottanta.
Lex come legge. Legalità. Quella per la quale lui è stato disposto a tutto.
Icon, come icona: quella che lui non avrebbe mai voluto diventare.
Ottanta: gli anni meravigliosi e maledetti nei quali vivemmo la nostra storia.
E per lui io sono stata una compagna di viaggio, anche se non una macchina come tutti intendono.
Ho fatto la mia parte per fare in modo che ancora oggi le cose che ha scoperto e di cui ha parlato arrivassero fino a voi.
Ho dato voce ai suoi pensieri, al suo lavoro, alle sue inchieste.
Lo sentite quel “ding”? Era il segnale che, scrivendo, stava andando troppo oltre. Purtroppo, invece, non ci furono campanelli d’allarme abbastanza potenti da consentire a lui di mettersi al sicuro.
Purtroppo non ho memoria come un PC.
La memoria di quel che è stato dovete essere voi.
Io posso solo ricordare le sue dita che battevano sulle mie lettere messe alla rinfusa”.

Comincia così lo spettacolo che ha visto in scena gli attori Giovanni Caso, Marianeve Vitiello, Antonio Annunziata, Cesare Ciaravols ed il piccolo Luigi Vitiello. La regia è di Francalisa Malacario, le scenografie di Raffaele De Cristoforo. Il tour continua, alle future platee l’onore di non far dimenticare quel cronista precario ucciso da clan Nuvoletta di Marano per aver scritto nero su bianco che i boss maranesi avevano venduto alle forze dell’ordine il capoclan latitante di allora, Valentino Gionta.