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Il conto alla rovescia è partito, manca poco e calerà il silenzio elettorale. Per molti sarà il momento di poter esclamare: ‘finalmente’.

Arriverà la parola fine sui proclami, sempre gli stessi, sulle promesse, sempre le stesse, sulle soluzioni, sempre le stesse e mai realizzate. Insomma, finirà quella musica che sta accompagnando gli elettori ogni singolo giorno da un po’ di tempo a questa parte.

Finiranno le visite di ministri vari ed eventuali, di esponenti di partito vari ed eventuali, di abili oratori capaci di smontare, a parole, gli altri senza essere diversi dagli altri. 

Chi ha avuto modo di sovraesporsi sul territorio sannita in questi giorni, alcuni veramente tanto per non dire troppo, e hanno parlato di un Sannio che merita attenzione, riporteranno questa terra lì dove è sempre stata tornandoci ogni ‘morte di papa’ o se serviranno altri consensi. Il tutto non appena le urne saranno chiuse e il risultato acquisito.

La sanità diventerà un fiore all’occhiello, l’ospedale di Sant’Agata diventerà attivo otto giorni su sette accogliendo anche chi non ne ha bisogno, la Telesina quadruplicata e messa in sicurezza, la Valle Caudina sarà la linea ferroviaria perfetta. 

E questo è nelle intenzioni di ogni singolo candidato, senza colore e appartenenza. Pare quasi di trovarsi di fronte a novelli La Qualunque, quello del “se ci sono troppi topi in città allora aumenteremo il numero dei gatti”.

Fa quasi sorridere questa campagna elettorale, fa sorridere la sfilata dei ministri e degli esponenti quando questi hanno bisogno di qualcosa dai cittadini (voti). Fa sorridere meno quando gli stessi hanno bisogno di qualcosa e la risposta che ricevono è sempre la stessa: ‘stiamo lavorando’. 

Un lavoro che dura da decenni. Che poi, in cosa si traduce il lavoro se stanno in giro un giorno sì e l’altro pure? 

Al di là dell’ironia, la vera vittoria di questi candidati è una sola: aver generato disillusione.

Tanto che, come appare probabile, il dato dei non votanti sarà bello alto. Insomma, è stata tolta anche la voglia di andare nel seggio e scrivere ‘andate a lavorare’ sulla scheda, per il solo gusto di far leggere il proprio disappunto e annullare la preferenza.

E la politica regionale, forse, dovrebbe partire da questo: costruire credibilità prima di lanciare proclami. Il popolo non è stupido, si ricorda sempre le tante promesse fatte e le liste d’attesa che continuano a essere infinite, i posti letti che sono sempre di meno, i morti sulla Telesina e le tre ore per arrivare a Napoli, via autobus.

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